Articolo 33 n. 4/2009

Edizione del 30/04/2009

Dibattito

Come cancellare 20 anni di accoglienza ai minori
Prove tecniche di apartheid

Rita Maria Militi

La frequenza della scuola è il miglior censimento, senza bisogno di schedature. Le esperienze di integrazione e i modelli educativi vincenti. Dopo la cura Gelmini-Tremonti la scuola non può che lavorare oltre la lezione frontale

Governare il Paese sulle paure dei cittadini, anziché sulle loro speranze, sembra essere ormai il metodo preferito dai nostri politici in carica: la proposta di Maroni sulle impronte digitali ai bambini Rom e la mozione del leghista Cota sulle classi-ponte per alunni stranieri cancellano, di fatto, venti anni di interventi mirati all’accoglienza e all’integrazione dei minori non italiani, comprese le linee guida ministeriali. La presenza di alunni stranieri è un dato, ormai, strutturale del nostro sistema scolastico a livello nazionale ed è un fenomeno in continua espansione.

Mezzo milione di alunni stranieri, regolari e non

L’indagine del Miur, relativa all’anno scolastico 2007/2008, ha evidenziato che gli alunni con cittadinanza non italiana, presenti nelle scuole, sono il 6,4% del totale, corrispondenti a 574.133 unità. Dal rapporto del Miur si deduce che a scuola ci vanno anche i figli dei clandestini; dato che si ricava dal rapporto tra gli alunni stranieri con la popolazione di età corrispondente. Tale rapporto è superiore a 100 nella fascia di età 7/14 anni: questa discrepanza è dovuta agli alunni clandestini che, ovviamente, non risultano tra i residenti. Il dato, oltretutto ci permette di considerare come risulti inopportuno schedarli e che, anzi, la scuola, con le sue modalità ha messo in atto una strategia di controllo “soft”, proprio garantendo la frequenza scolastica ai figli di immigrati clandestini. In Italia, la cittadinanza più rappresentata è la rumena (16,15%), seguita dall’albanese (14,84%) e dalla marocchina (13,28%).                          
Gli alunni nomadi raggiungono le 12.342 unità, più della metà frequenta la scuola primaria; la regione con la maggiore presenza è il Lazio. Il 7,7% degli alunni immigrati frequenta la scuola primaria, il 7,3% la secondaria di primo grado e solo il 4,3% la secondaria di secondo grado; in tal caso l’8,7% frequenta gli istituti professionali mentre l’8,7% è negli istituti tecnici e appena l’1,4% è nei licei. L’Emilia Romagna, con il 12%, si conferma la regione con la maggior percentuale di studenti stranieri, seguita dall’Umbria, dalla Lombardia e dal Veneto. Diversa la distribuzione degli alunni nomadi, la maggior parte dei quali, 2.331, frequenta in Lazio, 1.939 in Lombardia, 1.186 in Veneto, 1.167 in Calabria, 1.162 in Piemonte e solo 921 in Emilia. Per i bambini Rom, l’indagine del Ministero mette in evidenza come sia possibile contarli e far loro frequentare la scuola anche senza prenderne le impronte…
Un dato interessante riguarda il numero degli studenti con cittadinanza non italiana ma nati in Italia. “La seconda generazione” di immigrati costituisce il 35% degli alunni stranieri. Sono concentrati soprattutto nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
La percentuale dei nati in Italia scende al 17,8% nella secondaria di primo grado e al 6,8% nella secondaria di secondo grado. In media, il 42% degli alunni non italiani non è in regola con gli studi. La dispersione aumenta in base all’ordine di scuola frequentata: si passa dal 21,1% della primaria al 51,7% della secondaria di primo grado fino al 71,8% della secondaria di secondo grado.


I progressi degli anni Novanta

La scuola italiana, fin dall’inizio del fenomeno migratorio, si è configurata come luogo di integrazione, privilegiando nei progetti e nella didattica il tema dell’inserimento scolastico, ponendo l’attenzione alle differenze e alle pari opportunità educative per tutti. Il riferimento normativo è senz’altro il Dpr n. 394/1999, che traccia un modello educativo inclusivo, interculturale, che definisce progetti e orizzonti comuni per tutti gli alunni. Vale la pena riportarne integralmente l’art. 45. Tutti i minori presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica, ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta, sono iscritti comunque con riserva.
L’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado… I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il Collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:
- dell’ordinamento degli studi del paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore, rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;
- dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno; del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel paese di provenienza;
- del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.
Il Collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi, la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.
Il Collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento. Allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati, o per gruppi di alunni, per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali delle scuole. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzato altresì mediante l’attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell’ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l’arricchimento dell’offerta formativa.
Il Collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale, l’istituzione si avvale dell’opera di mediatori culturali qualificati
. Rifiutare modalità organizzative “separate” non significa, quindi, ignorare le diversità e nemmeno sostenere l’omologazione di tutti gli alunni presenti in classe, al contrario, la scuola costituisce il luogo in cui si realizzano azioni di educazione interculturale nella consapevolezza che “i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nella cultura degli altri, non tutti nel passato, ma neppure nel presente o nel futuro” (Cm n. 73/1994).
Del resto, tutti i docenti, specie quelli di scuola primaria, possono affermare che il primo ostacolo, relativo alla competenza comunicativa di base, è superato dai bambini extracomunitari in tempi abbastanza brevi, pervenendo così alla padronanza delle strutture linguistiche principali, proprio attraverso il continuo scambio tra pari in un contesto comunicativo, quale è il gruppo-classe, di per sé stimolante e coinvolgente dal punto di vista affettivo-emozionale. Queste le linee programmatiche finora seguite.

L’oscurantismo dei nostri giorni

Tuttavia la Cm n. 4 del 15 gennaio 2009, relativa alle iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado per l’a.s. 2009/2010, dedica il paragrafo 10 e due ulteriori sottocapitoli 10.1 e 10.2 agli alunni con cittadinanza non italiana. Si ribadisce di stringere intese con l’ente locale "… per assicurare una equilibrata distribuzione della popolazione scolastica straniera...”. Questo concetto prospetta una soluzione fin troppo facile per un problema serio come quello della concentrazione della presenza di alunni stranieri in alcune scuole o quello connesso alla “fuga” degli autoctoni dalle istituzioni scolastiche in cui si registrano numerose presenze di alunni con cittadinanza non italiana. La Cm ricorda ancora che gli alunni sono iscritti alla classe corrispondente alla loro età anagrafica, fatta salva la possibilità che il Collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa. Nulla di nuovo se non fosse che gli stessi Collegi potranno valutare che “… l’assegnazione definitiva alla clas-se sia preceduta da una fase di alfabetizzazione strumentale e di cono- scenza linguistica all’interno di specifici gruppi temporanei di apprendimento (che non ci si riferisca alle famose classi-ponte?) utilizzando le eventuali disponibilità di istituto”. Dubito che, nel prossimo anno scolastico, le scuole possano utilizzare “le eventuali disponibilità dell’organico di istituto”, poiché i docenti saranno impegnati nella sola didattica frontale, senza nemmeno la possibilità di utilizzare le compresenze, che risultavano invece uno strumento validissimo per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana.

Impedire alla scuola ciò che sa fare bene

In questi anni le scuole hanno lavorato molto per arrivare a definire una “via italiana all’integrazione” e, forse, ci stavano riuscendo. Ora rischiamo di perderci nelle banalità, poiché non si possono semplificare problemi complessi come quello dell’inclusione degli alunni non italiani. Bisognerebbe piuttosto prevedere: forme di sostegno linguistico affidato a personale specializzato come mediatori linguistici e insegnanti di italiano L2, la cui presenza andrebbe garantita in proporzione alla presenza di alunni stranieri e azioni sinergiche tra scuola e territorio per coinvolgere anche le loro famiglie. Un progetto, insomma che faccia da supporto all’integrazione scolastica dei figli degli immigrati, così come la legge 517/77 fece per l’integrazione dei disabili, rendendo così la scuola italiana all’avanguardia.

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