Articolo 33 n. 4/2009

Edizione del 30/04/2009

I luoghi dell`educazione

L`altra Paideia
La scuola che fa bene

A cura di Alberto Alberti

La scuola reale è migliore di quella che appare sui media o emerge astrattamente dalle circolari ministeriali.
è una fucina quotidiana che così resiste alle azioni distruttive della politica

Le scuole che fanno bene sono in pericolo. I tagli di Tremonti e gli inconsulti cambiamenti decretati dalla Gelmini, non solo le privano di risorse materiali e organizzative, soldi e ore di insegnamento; non solo sottraggono loro posti di lavoro, competenze professionali e umane, ma soprattutto le gettano in uno stato di incertezza e di ansia che è l’anticamera del disimpegno e dello sconforto.
Bisogna girare per le classi, parlare con gli insegnanti, ascoltare i timori dei genitori, per toccare con mano l’inquietudine del momento. Non restare al chiacchiericcio televisivo e ai titoli gridati dei giornali, che ci danno solo un’immagine non tanto edulcorata quanto distorta e falsa della realtà.
«Mi manderanno a 50, 100 chilometri di distanza? O a lavare i vetri?» – mi chiedono professori titolari in una scuola media a rischio di chiusura. «Ci sarà ancora qualche speranza di lavoro per me, quest’altr’anno?» – si tormentano gli eserciti di precari che da decenni ormai garantiscono l’insegnamento nelle nostre classi. «Che succederà a mio figlio con nuovi docenti e orari ridotti?» – vuole sapere una mamma.
Tanti interrogativi, tutti privi di una risposta affidabile, non lasciano spazio a pensieri didattici originali, a ricerche e studio, alla realizzazione di progetti più ricchi e articolati. L’incombere di tante preoccupazioni esistenziali, non consiglia di scommettere sul futuro.
Non si è propensi a disegnare percorsi nuovi, ricchi di alternative e imprevisti, affascinanti, di sicuro, ma faticosissimi, sul piano mentale più che fisico, per la molteplicità dei fattori che vengono messi in campo e che non sono tutti facilmente controllabili.
Insopprimibile è la tentazione di lasciarsi andare, di rifugiarsi nel tran tran tradizionale, di ripetere stancamente comportamenti e parole consueti e banali: lezione, libro di testo, compito in classe, interrogazione. Eppure, nonostante tutte queste amarezze, chi va per le scuole trova spesso tutt’altro clima. Un clima teso, di impegno e di vera e propria battaglia contro i tagli e le azioni distruttive dei politici.
C’è chi vuole andare a vedere le carte, e cerca di trovare, nella durezza di un’attività ministeriale proterva e oscura, uno spiraglio da forzare per piegare al meglio la situazione ingrata. Sono, per esempio, i Dirigenti scolastici di Roma e Lazio che “prendono la parola” per ricordare a tutta la Nazione distratta di essere «coloro che, insieme ai docenti, conoscono meglio i problemi, le difficoltà, i nuovi bisogni educativi, la complessità dei problemi, i punti di forza e di eccellenza del sistema», e per rivendicare «un ruolo di attori fondamentali», negando che sia possibile “presumere” «di riformare la scuola a prescindere da docenti e dirigenti».
C’è chi si assume il compito di smentire nei fatti, tacitamente e senza tanto baccano mediatico, i risultati del Pisa o di simili indagini fatte col metodo del “Lascia e raddoppia” (risultati in base ai quali, come sappiamo, si rovesciano sulla scuola valanghe di rimproveri e censure). E fa in modo, per esempio, che la matematica, invece di essere quella disciplina scolastica tanto ostica e tanto negativamente connotata – un groviglio di nozioni aride da mandare a memoria per rispondere a interrogazioni formali, test e quiz, – diventi una dimensione culturale dell’individuo, una “presenza” amica che aiuta a vivere e capire il mondo. È quello che ci dimostrano questa volta insegnanti e alunni della Sms. “G. Verga”.

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I dirigenti scolastici “prendono la parola”


I Dirigenti scolastici di Roma e del Lazio mettono a nudo l’irresponsabilità di un Governo che vuol procedere a «profonde modifiche ordinamentali e organizzative senza alcuna consultazione dei professionisti della scuola», e  pretende di imporre le proprie “idee pedagogiche” «(dichiarazione del giorno 3/3/09) non suffragate né da ricerche né dall’autorevolezza di opinioni di esperti». Ma il cuore del documento illustrato in un’assemblea pubblica al liceo Kant di Roma l’11 marzo scorso, non sta né nell’orgoglio pur legittimo per un ruolo cruciale (siamo, dicono, i “garanti” del buon funzionamento del sistema), né nella denuncia di interventi autoritari e privi di spessore culturale. I Dirigenti scolastici  “prendono la parola” per offrirsi a un impegno costruttivo. 

PROPOSTE CONCRETE

[…] Proprio perché  siamo consapevoli di ricoprire già adesso un ruolo essenziale nella gestione del sistema delle autonomie scolastiche e perché crediamo di  essere coloro che, insieme ai docenti conoscono meglio i problemi, le difficoltà, i nuovi bisogni educativi, la complessità dei problemi che le scuole affrontano quotidianamente, i  punti di forza e di eccellenza del sistema dell’istruzione così come è stato disegnato dalla Costituzione e come si è modificato nel tempo, riteniamo sia nostro dovere far conoscere  all’Amministrazione, ma anche all’opinione pubblica, ai genitori, agli studenti, al mondo della cultura e della ricerca il punto di vista nostro e, almeno in parte,  quello degli Organi collegiali delle scuole che dirigiamo.
Confidiamo che le osservazioni e le proposte dei Dirigenti scolastici di Roma e del Lazio, anche articolate, fatte conoscere all’opinione pubblica e al Ministero, possano contribuire ad alzare il livello del dibattito e a farlo uscire dalle semplificazioni e dalle parole d’ordine più simili a spot ideologici che a riflessioni di merito, per riconsegnarlo ai concreti  e quotidiani problemi delle scuole, alle prese con la necessità di migliorare la qualità complessiva del sistema. 
Per questi motivi chiediamo all’Amministrazione, attraverso l’Usr (Ufficio scolastico regionale):
- di promuovere gruppi di lavoro dei Dirigenti scolastici per affrontare insieme la situazione delle richieste massicce di tempi scuola di 30 e 40 ore, presenti nel Lazio come su tutto il territorio nazionale, alle quali sarà impossibile dare risposte soddisfacenti, se, come probabile,   l’entità dei tagli  supererà quella prevista nel piano programmatico del settembre 2008. Di fronte a queste richieste le scuole non dovranno essere lasciate sole;
- di riflettere insieme sulla valutazione decimale e sul voto di condotta e sull’efficacia di tali provvedimenti ai fini della inclusività e dell’accoglienza delle fasce più svantaggiate di alunni, a partire anche dalle posizioni fortemente critiche assunte da molti Collegi soprattutto di scuola primaria, suffragate da pareri convergenti di esperti e ricercatori, ma anche dell’accresciuto ricorso alle insufficienze verificatosi nella scuola secondaria;
- di valutare insieme la drammatica situazione finanziaria delle scuole, cariche di debiti nei confronti del personale precario, dei fornitori, dello Stato e dell’Ente locale, a fronte di massicci crediti accumulatisi nei confronti  del Ministero, e la difficoltà a garantire agli alunni la continuità del servizio scolastico, nei casi di assenze prolungate dei docenti titolari per l’esiguità del budget messo a disposizione per la voce “sostituzioni”;
- di studiare le situazioni che si verranno concretamente a creare nell’intreccio fra il modello a “maestro unico” e quello a docente costellato, affrontando sia il problema della unitarietà del progetto didattico, sia la conflittualità che potrebbe sorgere all’interno dei Collegi nella gestione di situazioni precarie e in continuo mutamento;
- di verificare, in conseguenza della riduzione delle risorse e degli organici, se esistono ancora spazi di autonomia e la possibilità di garantire i Pof che le scuole si sono dati;
- di affrontare ed evidenziare i problemi che la forte mobilità dei docenti perdenti posto causerà nelle scuole del primo ciclo;
- di studiare i problemi legati ai tagli di organico del personale Ata, connettendoli sia ai carichi di lavoro, già oggi di difficile tollerabilità per le segreterie, sia ai problemi dell’assistenza e della vigilanza sugli alunni, strettamente connessi ai temi della sicurezza che sarà sempre più difficile garantire;
- di studiare insieme i percorsi di modifica che il Ministero sta approntando per gli assetti della scuola secondaria e i relativi curricoli.
In concreto chiediamo di poterci esprimere su:
1- modelli pedagogici, assetti organizzativi e curricoli
2- organici
3- risorse economiche
Confidiamo che il Ministro, di fronte ad argomentazioni di merito, non voglia essere sorda e possa prendere spunto da tutto ciò per coinvolgere dirigenti scolastici e docenti nei percorsi ancora aperti di riforma e nella revisione di alcuni aspetti  dei provvedimenti già approvati,  su cui il dissenso degli operatori scolastici e delle famiglie è diffuso ed esplicito.
Crediamo infine che nulla sia perso e che, come sul tempo pieno si sono aperti alcuni spazi positivi di  ascolto delle richieste dell’utenza, altrettanto possa avvenire per tutto ciò che riguarda orari e organizzazione del primo ciclo, nonché i tagli agli organici, sui quali argomenti il Ministro, forte delle voci competenti che provengono dalla scuola, possa  trovare il coraggio di  rivolgere richieste di riduzione dei tagli ai Ministeri finanziari.

I Dirigenti scolastici di Roma e Lazio

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 Matematica, mio amore!


“Matematica, mio terrore!” È il provocatorio titolo scelto dalla Siety, per un libro che finisce col dimostrare il contrario (Salani, Milano, 2003), ma può essere anche la cifra dell’atteggiamento comune di noi che ci gloriamo di essere figli e nipoti di Dante e Ariosto, Giotto e De Chirico, Verdi e Puccini. Amiamo la poesia e l’arte, si sa. Misurare e computare, rispettare il rigore logico, l’ordine e la determinazione di regole e algoritmi, non fa per noi! È per questo che il dato negativo registrato dalle indagini Ocse Pisa, non solo non ci meraviglia, ma anzi ci conferma nel nostro fasullo preconcetto umanistico. Solo che la realtà non è esattamente questa. Siamo andati, per  esempio, alla Sms “G. Verga” di Roma, a vedere il lavoro che stanno facendo quegli insegnanti e a sentire le spiegazioni che ci davano, con entusiasmo, impegno e viva partecipazione, decine di ragazze e ragazzi. Niente test, quiz e altre diavolerie del genere, che si limitano a misurare solo momenti parziali e specifici del sapere scientifico. Piuttosto racconti e storie di ricerche e scoperte; e poi giochi ed enigmi, con la soddisfazione di sfidare il “professore” in visita e metterlo in difficoltà. Il tutto con la gioia di ripercorrere le tappe di una avventura intellettuale fascinosa e gratificante.
Insomma: “Matematica, mio amore!”



i codici segreti consegnati a classe a classe

Dal Sator al codice fiscale di Giovanni Verga. Lo spunto per affrontare un argomento così affascinante e misterioso, come quello dei codici segreti, ce lo hanno fornito i quadrati magici, quei quadrati di numeri in cui la somma delle righe, delle colonne e delle diagonali è sempre uguale.
Partendo dal Sator il più misterioso di essi, ci siamo addentrati nel mondo dei codici segreti divertendoci a crearne e a decifrare quelli che la storia e la letteratura ci hanno presentato. Dal codice di Cesare a quello di Vigenere, l’avventura delle scritture segrete ci ha dato l’opportunità di proporre escursioni nel mondo della matematica, nel mondo della statistica e della tecnologia.
Con l’invenzione del telegrafo, del Codice Morse e della radio, il sistema delle comunicazioni ha subìto una profonda trasformazione dando impulso a nuove esaltanti avventure intellettuali che hanno portato gli studiosi di Bletchley Park a decodificare gli intricati messaggi trasmessi dal comando tedesco con la famosa macchina Enigma, durante la seconda guerra mondiale.

Da Enigma siamo passati ad Alan Turing, al computer e al sistema binario su cui si basa il suo funzionamento. Per concludere abbiamo analizzato i codici a barre e il Dna, il codice della vita, che lega e contraddistingue tutti gli esseri viventi. Come per divertimento, infine, abbiamo ricostruito il codice fiscale di Giovanni Verga, lo scrittore a cui si intitola la nostra scuola.
Le tappe percorse. Il lavoro è iniziato nell’a.s. 2007-08 e si è concluso nell’a.s. 2008-09; vi hanno collaborato le classi: 3D, 2E, 1,2,3,H 2G.
All’inizio eravamo in due, la prof. Enrica Grigoli ed io (avevamo letto, durante l’estate, Codici e Segreti di Simon Singh. Lo studio dei quadrati magici fatto nell’anno precedente, ci aveva in qualche modo avvicinato al mondo intrigante dei messaggi in codice). Successivamente abbiamo coinvolto altre colleghe: Silvana Bidolli e Caterina Tassone, biologhe; Virginia Fracassi, geologa. Così in tutto eravamo cinque: io di formazione matematica ed Enrica geologa. Difficoltà seria (fra le tante): riuscire a trasformare le nostre conoscenze in pane per i denti di alunni della scuola media, ragazze e ragazzi tra gli undici e i tredici anni con tutte le loro crisi adolescenziali. Altra difficoltà, quest’anno: Virginia trasferita in altra sede. Non volendo chiudere la porta dietro le spalle, in incontri pomeridiani tra un tè e un pasticcino, ci ha trasmesso il frutto delle sue ricerche e il testimone è passato nelle mie mani e nelle mani dei miei alunni di prima media  che hanno incontrato gli ex alunni di Virginia e insieme hanno elaborato la presentazione del codice binario e di tutti i giochini magici da esso scaturiti.
Anche la mia terza dell’anno scorso se ne è andata con tutto ciò che insieme avevamo studiato e capito sulle basi matematiche della codifica e decodifica dei messaggi cifrati. Ma il pacchetto di esperienze sull’analisi statistica dei testi cifrati, sulle n! permutazioni che si ottengono disponendo in tutti i modi possibili le lettere dell’alfabeto, sull’aritmetica modulare necessaria per codificare e decodificare col codice di Cesare, è stato prontamente raccolto dalla nuova terza A che lo ha aggiunto ai tanti modi già elaborati per ideare scritture segrete.
Il passaggio del testimone. Questo continuo volgere e mutare che caratterizza l’azione didattica di noi docenti della scuola media ci fa sentire sempre un po’ precari della “cultura”: seminiamo senza mai raccogliere il frutto delle nostre fatiche; troppo breve è la permanenza degli alunni nel nostro ciclo di studi.
Così quando una classe passa ad un’altra un lavoro iniziato, è come se la vita della nostra pianticella si allungasse un po’ e, insieme, costruisse la memoria della nostra scuola, ognuna aggiungendo un portato sentito e personale, che lascia una traccia del suo passaggio.

I codici e noi. La 2a E ha studiato i codici a barre e il codice fiscale. I ragazzi hanno detto che prima di ora non si erano mai chiesti perché sui pacchetti di caramelle ci fossero tutte quelle righe bianche e nere; ora lo sanno e le sanno anche interpretare; forse diventeranno consumatori più responsabili; forse il codice fiscale, scritto su quel cartoncino che li individua e classifica con tutta quella serie di lettere e numeri in successione, apparterrà un po’ di più a ciascuno di loro perché, in codice, contiene tante informazioni sulla loro persona. Ma anche dentro ciascuno di noi c’è un codice da cui non ci si può separare. Lo sanno bene gli alunni della 3D che il Dna lo hanno “visto” in un vero laboratorio di analisi e poi lo hanno ricostruito con materiali semplici, un filo di lana, cartoncini colorati, argilla e colori a tempera. Argomenti di studio che sul libro di scienze appaiono spesso piatti e monotoni, hanno così preso vita diventando creature da modellare.
Così come quel lungo capitolo sull’elettricità, il magnetismo e le onde, si è fatto reale ed è sceso tra i banchi con il telegrafo elettrico che Valerio ha  costruito per i suoi compagni, così diverso e così “evoluto” rispetto al telegrafo ottico di Chappe fatto di aste mobili poste sul tetto più alto della casa più alta del paese, perché nel lontano diciottesimo secolo, fosse visibile a grande distanza, e i suoi segni interpretabili da chi doveva ricevere il messaggio da lontano. L’invenzione della radio è sembrata anche ai miei giovani allievi una grande conquista. Martina e Ilaria hanno capito quanta strada è stata fatta e quanto ingegno è stato necessario per giungere a costruire gli strumenti tecnologici di cui oggi disponiamo con facilità. Un dubbio ha però  afflitto la mente di Silvia guardando Enigma e poi A beautiful mind: studiare troppo, come fanno gli scienziati e i matematici, può far male?
Proverò a spiegar loro che il piacere della conoscenza è, per qualcuno, la cosa più importante della sua  vita.

La mostra e le impressioni.  Al termine di tutti i lavori abbiamo allestito una mostra. Ognuna delle 7 classi che ha  collaborato aveva un proprio “stand” con cartelloni esplicativi e materiale dimostrativo, in gran parte creato per intrattenere i visitatori più piccoli. Dopo un primo incontro dedicato ai genitori degli alunni delle classi coinvolte, abbiamo invitato in più riprese le classi elementari delle scuole vicine per chiudere, poi, con una manifestazione finale rivolta ai docenti e ai compagni della stessa scuola durante la quale ci hanno fatto visita diversi professori e studiosi, fra cui l’ispettore Alberti.
Mi piace chiudere riportando le impressioni raccolte a caldo, dopo la manifestazione finale dagli alunni protagonisti dell’evento. «È stata un’esperienza coinvolgente ma anche imbarazzante perché a volte mi sono “impicciato” con le parole oppure ho detto frasi che non toccava a me dire» (Andrea). «È stata un’esperienza divertente ma anche un po’ stancante perché, oltre a dover parlare ad alta voce, abbiamo dovuto ripetere  più volte a ragazzini che non sempre erano attenti… è stato più facile con quelli delle elementari che con quelli delle medie» (Stella e Silvia). «Ora capisco cosa provano le nostre Professoresse quando hanno davanti  una classe intera!» (Stefano). «C’erano troppe persone che si accalcavano avanti a noi… mi hanno fatto venire il mal di testa» (Federica). «Oggi, il giorno dell’ultima manifestazione, avevo la febbre ma sono rimasta lo stesso a scuola perché avevo promesso alla mia Professoressa di impegnarmi». Prove generali di vita vissuta… se ne ricorderanno i nostri giovani allievi quando dovranno affrontare il mondo del lavoro.

Caterina Folco
SMS “Giovanni Verga” - Roma


Il commento della III D.
Siamo la classe III D. La tipologia di codice studiato è il Dna, una macromolecola che costituisce l’alfabeto universale tra gli organismi, usata dalla cellula per costruire le proteine. Abbiamo imparato molte cose nuove riguardo il Dna e abbiamo svolto esperimenti sull’estrazione di quest’ultimo. Abbiamo lavorato e riprodotto modelli di cromosomi e del codice genetico. La parte più divertente è stata quando abbiamo raccolto tutte le diapositive e abbiamo costruito i cartelloni. Sono stati mesi faticosi, difficili, pieni di imprevisti, ma anche di gioia. È stata dura ma ce l’abbiamo fatta! Insomma, dopo tutto ciò possiamo dire che ne è valsa la pena. Questa mostra è stata qualcosa di nuovo ed appassionante per tutti noi, un misto di lavoro e divertimento.

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