Articolo 33 n. 4/2009

Edizione del 30/04/2009

Tempi moderni/25 aprile

I protagonisti / Vittorio Foa
Maestro di laicità e di pensiero

Amadigi di Gaula

Vittorio Foa nasce a Torino il 18 settembre 1910 da Ettore e Lelia Della Torre, terzo di tre fratelli. Egli vive dunque in quella temperie culturale, che, morto Gobetti nel 1926 (a seguito dei postumi dell’aggressione fascista di cui era stato vittima qualche anno prima), avrà nel Prof. Augusto Monti l’epigono della migliore tradizione liberale. Scrive non a caso Norberto Bobbio: “Morto Gobetti, l’animatore e il direttore occulto del ‘Il Baretti’ era stato Augusto Monti […]. Monti era un gobettiano di antica data, attraverso il comune maestro Salvemini, o addirittura, in quanto vociano ardente e convinto, un gobettiano avanti lettera” (Trent’anni di storia della cultura a Torino, 1920-1950, Cassa di Risparmio di Torino, Torino 1977). Dopo aver frequentato le elementari nella sua città natale, consegue la licenza liceale nel 1927, per poi iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza, presso la quale si laurea nel 1931. E così, mentre da una parte inizia a lavorare come praticante presso diversi studi legali, dall’altra non trascura di interessarsi di questioni economiche e sociali, pubblicando nello stesso anno – sulla rivista “I problemi del lavoro” – l’articolo La crisi “fiduciaria” e gli altri salari. Ma gli anni Trenta, oltre a sostanziarsi di teoria, impongono agli oppositori al regime di interessarsi di prassi, una prassi tanto più necessaria quanto più il fascismo sembrava in grado di coagulare intorno a sé il “consenso” degli italiani. Di conseguenza, due anni dopo, Vittorio entra nel movimento di “Giustizia e libertà”, sui cui “Quaderni”, tra il 1933 e il 1935, verrà via via pubblicando, sotto lo pseudonimo Emiliano, l’articolo La politica economica del fascismo, Genesi e natura delle corporazioni fasciste, Il risanamento della SIP ed infine, siglato E.N., l’articolo Vincolismo corporativo. Arrestato il 15 maggio 1935 a Torino, a seguito di una delazione di un informatore dell’Ovra (Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre), viene successivamente ristretto nel carcere di Regina Coeli per essere poi trasferito, dopo essere stato processato dal Tribunale Speciale fascista, nel reclusorio di Civitavecchia (1940). Una volta liberato dal carcere di Castelfranco Emilia (23 agosto 1943), dove era stato trasferito tre anni prima, prende parte attiva alla Resistenza, militando – a Torino e a Milano – nelle file del Partito d’Azione, venendo ben presto cooptato nella Segreteria centrale insieme a Emilio Lussu, Ugo La Malfa, Altiero Spinelli e Oronzo Reale.
Nell’immediato dopoguerra viene eletto deputato nel 1946 alla Costituente per il Partito d’Azione per poi entrare a far parte, una volta che questo Partito si scioglie, nelle file del Psi, presso il quale si impegnerà per tre legislature. Decisivo risulterà però l’incontro con la Cgil (1947), nella quale entrerà per dirigere l’ufficio economico. Nominato segretario nazionale della Fiom, entra, alla morte di Giuseppe Di Vittorio (1957) nella segreteria della Confederazione. Dopo aver partecipato alla scissione del Psi, dà vita ad una nuova formazione politica, il Psiup, senza però mai trascurare – abbandonati i precedenti incarichi sindacali – lo studio e l’insegnamento (svolto presso le Università di Modena e Torino). Ripresa con nuova lena l’attività politica, partecipa attivamente alla durissima lotta degli anni Settanta (nelle file dapprima del Pdup e poi di Dp), distinguendosi per la pubblicazione di libri di alto livello scientifico, nei quali l’interesse per la storia non appare mai dissociato da quello, rimasto in lui sempre preminente, per le questioni riguardanti il movimento operaio e sindacale. Nel 1979 decide di astenersi dalla politica per quattro anni, riempiendo questo lasso di tempo, come del resto gli accadrà anche per gli anni successivi, con la scrittura di sempre nuovi libri, tutti di grande richiamo, pubblicati presso Einaudi. Tra i titoli più significativi ricordiamo Per una storia del movimento operaio (1980), La cultura della Cgil (1984), Lettera da vicino (1986), Questo Novecento (1996).

Si spegne a Formia il 20 ottobre 2008, all’età di 98 anni.

In Questo Novecento egli ha scritto: “Mi è stato chiesto un augurio, anche solo un consiglio. Lo do: è di stare svegli, non abbandonarsi ai sogni. So il valore del mito, so come riesce a dare luce alla vita, anche a farcela capire. Ma non devo accettarlo come autorità che trascende la mia scelta. Può accompagnare la vita, non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. 

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