Nel decennio che precedette la cosiddetta “Rivoluzione bianca” del 1989, la caduta del regime comunista cecoslovacco, il panorama artistico praghese subì un ricambio generazionale abbastanza marcato.
L’arte concettuale e la pittura informale e astratta delle vecchie guardie furono soppiantate dalla Nuova figurazione, aperta alle novità della transavanguardia italiana, del graffitismo e dell’espressionismo tedesco. La rigida censura imposta ad artisti ed intellettuali dal regime dopo il 1968 venne lentamente smantellata da un incessabile lavorio sotterraneo, alimentato sopratutto dal crescente desiderio di esporre in pubblico. La Galleria comunale di Praga fu, per esempio, una delle prime istituzioni che diede ascolto agli autori emergenti, presentando nel 1987 la retrospettiva “Il Grottesco” (Grotesknost) dedicata a un genere artistico satirico fin’ora censurato. Un merito particolare va però attribuito alla Sezione Jazz (Jazzová sekce), nata a Praga come casa editrice nel 1985 e diretta da Karel Srp. La casa editrice pubblicò una serie di saggi d’arte e una collana di monografie su artisti cechi cotemporanei (K. Malich, S. Kolíbal, A. Šimotová...); organizzò pure un programma di eventi culturali, alcuni riconosciuti nell’ambito “ufficiale”, altri in quello “non ufficiale”. Si trattava di un doppio lavoro, uno rivolto verso attività legali e l’altro verso quelle “underground” o illegali. Questo atteggiamento ambivalente verso lo Stato fu seguito, in verità, da vaste frangie della popolazione, da molti artisti che preferirono vivere nella cosiddetta “zona grigia”, un limbo dove non smisero di svolgere gli impegni pubblici pur coltivando i propri interessi intellettuali nella sfera privata o in una cerchia ristretta meno controllata.
La stagione artistica degli anni ’80 si aprì in sordina con un piccolo simposio estivo preparato nella cittadina di Malechov dal pittore Čestmír Šuška, insieme a Adriena Šimotová, Čestmír e Ivan Kafka e altri. Fu tenuto nel 1980 in una casa privata di Malechov dove diversi autori furono invitati a soggiornare per un breve periodo e a realizzare performance, happening, temporanee installazioni ispirate al luogo isolato. Dell’evento effimero è rimasto un samizdat, un catalogo intitolato Malechov ’80. Sempre Č. Šuška progettò nel 1981 una collettiva all’aperto nei cortili praghesi di Malá Strana. La mostra itinerante, intitolata “Sculture e oggetti nei cortili di Malá Strana” (Sochy a objekty na Malostranských dvorcích), coinvolse una cerchia tornita di artisti, alcuni appena usciti dall’Accademia, altri già emergenti (K. Gebauer, I. Kafka, M. Jetelová...). Fu curata dalla signora Šerá, la direttrice del Teatro a Nerudovice (Divadlo v Nerudovce) di Praga, uno spazio divenuto noto in quegli anni per una serie di iniziative espositive “non ufficiali” (insieme a quelle allestite nel Teatro Gong e nel complesso storico di Hvězda). Il progetto di Malá Strana ebbe una veste ufficiale ed una certa risonanza, grazie alla distribuzione di mappe che segnalavano i vari punti dove erano si- tuati happening ed oggetti, figure volanti issate sulle facciate delle case. L’evento avrebbe dovuto proseguire l’anno successivo nel quartiere della città vecchia ma all’ultimo fu vietato dalle autorità. Nel 1982 fu tenuta, al suo posto, un’altra collettiva non ufficiale, organizzata da Č. Šuška e vari autori, in un luogo ancora più desueto, un club di tennis nel quartiere di Stromovka, da cui prese anche il nome “Incontro sui campi da tennis TJ di Sparta” (Setkání na tenisových dvorcích TJ Sparty). Il copioso afflusso di visitatori durante l’inaugurazione, tra cui i teorici J. Chalupecký, J. Hlaváček, F. Šmejkal, insospettì nuovamente la polizia, che in una sola notte liquidò le installazioni ambientali dei partecipanti, Č. Kafka, S. Judl, M. Titlová, V. Merta, M. Kozelka, T. Ruller, A. Kučerová, J. Beránek, P. Michálková..., anche la monumentale scalinata di carta pressata di I. Kafka. La mostra durò così un solo giorno. Nel 1983, ancora una volta gli artisti S. Zippe, M. Jetelová, K. Gebauer, S. Klimeš, J. Hampl, Naďa Rawová ed altri, insieme ai teorici Marie Judlová e Pavla Pečinková, diedero vita al “Simposio nella luppoliera presso Mutějovice” (Sympozium na chmelnici v Mutějovicích). Gli autori costruirono in mezzo a un cam-po di luppolo una griglia in metallo di circa 8x8x8 metri, sulla quale appesero diverse opere destinate a interagire con il paesaggio naturale, panni stesi al sole, figure di paglia, colonne di tessuti, una parete di luppolo divisa in due... Nell’arco di pochi giorni però la polizia scoprí l’iniziativa e reagì malamente dando fuoco all’effimero environment. In seguito, la cerchia di artisti preferì concentrarsi su progetti destinati a spazi chiusi, meno sospetti; come la mostra “Minisalone – scatole” (Minisalon – Krabičky) concepita nel 1984 da Joska Skalník, in cui artisti di varie generazioni furono invitati a creare un’opera all’interno di una piccola scatola trasparente e a inviare il lavoro via posta. Il progetto fu terminato molto più tardi, in occasione della collettiva “Mattone grigio“ (Šedá cihla) tenuta nella galleria di Klatovy – Klenová e nel 1992 in quella di Nová síň a Praga. J. Skalník pubblicò allora il catalogo Šedá cihla 78 /1985 in collaborazione con H. Demartini, Č. Kafka e J. Chalupecký. La collettiva sempre più estesa fu portata nel 1994 all’estero e fu seguita dalla rivista ceca underground “Revolver Revue”, di cui J. Skalník era membro. L’artista aveva invitato anche alcuni esponenti del Gruppo 12/15 Tardi, ma ancora (Volné sdružení 12/15 Pozdě, ale přece), composto da pittori e scultori attivi sulla scena della Nuova figurazione ceca (J. Beránek, V. Bláha, J. E. Dvořák, K. Gebauer, I. Kafka, J. Načeradský, V. Novák, I. Ouhel, P. Pavlík, M. Rittstein, J. Sopko, T. Švéda). Il gruppo 12/15, fondato ufficialmente nel 1987, realizzò la prima collettiva nel maneggio di Koloděje a Praga nel 1988. Il loro emblema rimane un orologio che indica le ore 12/15, che appesero nel 1994 nella torre della storica galleria praghese Mánes. L’oggetto ricorda il ritardo a un appuntamento, come le difficoltà incontrate prima dell’unione ufficiale del gruppo. Purtroppo i 12/15 furono ben presto superati dal giovane collettivo Testardi (Tvrdohlaví), composto dai pittori J. David, S. Diviš, P. Nikl, J. Róna, dagli scultori M. Gabriel. Z. Lhotský, S. Milkov, F. Skála, Č. Suška e V. Marhoul), che si costituí ufficialmente anch’esso nel 1987 e che esordì nella mostra non ufficiale “Confronto”(Konfrontace) presso Lidový dům di Praga. Secondo la teoria di R. Barthes, il mito intriso di storia può diventare un gioco arbitrario di segni convenzionali. I Testardi si distanziarono dalla generazione precedente prendendo spunto dalla Pittura colta italiana e dal neo-espressionismo tedesco; si dedicarono a temi sociali e mondani resi però in maniera soggettiva e disimpegnata, secondo uno spirito decisamente postmoderno vicino anche ai pittori indipendenti T. Čisařovký, A. Střižek, V. Kokolia.
Allo stesso tempo, si svilupparono alcune tendenze di nicchia, come l’Iperrealismo di Petra Oriešková, la scultura monumentale di Magdalena Jetelová poi emigrata all’estero e la pittura figurativa intrisa di motivi esistenziali. Le pittrici gemelle Jitka e Věra Válová, gli scultori Věra e Vladimír Janoušek, Eva Kmentová e A. Šimotová ne sono gli esempi più significativi con la loro ricerca sulla fram- mentazione e deformazione del corpo umano e al suo prolungamento nello spazio reale attraverso il medium del calco, del rilievo, dell’assemblaggio. L’intima sofferenza che distingue questi lavori è anche la nota che caratterizza questa generazione di mezzo, che ha mostrato con irriverenza la persistente fragilità umana.