VS La Rivista n. 9/2006

Edizione del 15/05/2006

la notizia

il contratto degli Enti Pubblici di Ricerca
Una lunga attesa

Rita Guariniello

Dopo 4 anni dalla scadenza il comparto Ricerca ha un nuovo contratto. Approvato nella consultazione e nel referendum degli iscritti Cgil, il Ccnl risolve diversi problemi di inquadramento e carriera e offre soluzioni per il superamento del precariato

Il contratto degli Enti Pubblici di Ricerca è stato firmato definitivamente il 7 aprile 2006, 5 mesi dopo la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo e oltre 3 mesi dopo la scadenza del quadriennio. Ritardi dell’Aran nel trasmetterlo ai ministeri preposti, ritardi di questi nel trasmetterlo al Consiglio dei Ministri e successivamente alla Corte dei Conti hanno reso necessarie ulteriori mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici per ottenere un diritto, un contratto che era scaduto il 31 dicembre 2001.
Chiediamo al futuro Governo di rispettare, a differenza di quello uscente, i tempi previsti dal D.lgs 165/01 per i rinnovi dei contratti.
L’intesa, prima della firma definitiva, è stata sottoposta alla consultazione dei lavoratori e la Flc Cgil ha indetto il referendum fra gli iscritti che hanno approvato il contratto a larghissima maggioranza e con grande partecipazione.
Nel contratto si danno soluzioni avanzate alle richieste della nostra organizzazione.

 La nuova retribuzione

Il contratto comprende sia il quadriennio normativo 2002-2005, sia i due bienni economici, l’aumento in busta paga dei tecnici e amministrativi è mediamente di 189 euro nel quadriennio, per i ricercatori e tecnologi di 315 euro. In realtà l’incremento medio totale, comprese tutte le voci, è di 231 euro per tecnici e amministrativi e 390 per ricercatori e tecnologi.
La differenza fra queste cifre è data dall’impiego delle risorse per finanziare le progressioni di carriera dei tecnici amministrativi e dei ricercatori e tecnologi, per aumentare il salario accessorio, per inserire nella paga base l’Indennità Integrativa Speciale (Iis). L’effetto materiale di questa norma è che, con un investimento minimo una tantum, la quota contributiva sulla Iis passa dal 48% (in qualche caso il 30%) all’80% per tutti i futuri anni di contribuzione. Insomma le risorse sono state utilizzate nel modo migliore.

 Il nodo del precariato

Uno dei nodi che la FLC Cgil riteneva fondamentale era quello del precariato che ha raggiunto numeri altissimi: la norma sul tempo determinato vuole, da una parte, risolvere il problema di quelli in servizio e, dall’altra, dare una seria possibilità a quelli che verranno; inoltre gli Enti sono tenuti ad effettuare una ricognizione periodica dei lavoratori precari: chi sono, quanti, con quali funzioni, quale retribuzione, quali contratti, e portarla al confronto con il sindacato. 
La norma sui tempi determinati è una rilevante novità che ha incontrato molte resistenze nell’iter di approvazione del contratto; l’abbiamo difesa con forza, ora il sindacato può intervenire per risanare la piaga del precariato.

L’organizzazione del comparto e gli inquadramenti

Nel comparto ricerca sono entrati centinaia di lavoratori provenienti da altri comparti e prossimamente entrerà anche l’Enea; questi lavoratori attendono regole certe per definire il loro inquadramento e non rischiare di  perdere l’anzianità e parte del salario accessorio di provenienza. Le regole del contratto consentono di dare loro un inquadramento che corrisponda alla loro progressione professionale, retributiva e di carriera del comparto di provenienza.
Il punto più controverso, che ha bloccato per mesi il negoziato, è stato quello delle progressioni di carriera; l’accordo riconosce la nostra richiesta di separare i criteri per il reclutamento dai criteri per la carriera, dando così un modello omogeneo di progressione a tutto il personale.
Non è più necessario per ricercatori e tecnologi un concorso pubblico nazionale per passare di livello ma, come per i tecnici e amministrativi, di una selezione interna.
Non più riserve di posti sui concorsi pubblici nazionali, ma tanti passaggi quanti ne prevede la programmazione del fabbisogno di personale e ne consentono le risorse disponibili, eliminando così anche la necessaria e vincolante autorizzazione ai concorsi da parte del Ministero della Funzione Pubblica.
Le prime due fasce retributive dei tre livelli sono ridotte ciascuna di un anno, per agevolare coloro che sono entrati a tempo indeterminato spesso non più giovanissimi e dopo un lungo precariato.
Per i tecnici ed amministrativi sono ridotte rispettivamente a cinque e quattro anni le anzianità necessarie al passaggio di livello, ulteriormente riducibili a quattro e tre anni.
Per tutti, viene stanziata una cifra minima dello 0,25% del monte salari per attuare i passaggi di carriera per il biennio 2002-2003 per chi non ha applicato gli art. 53, 54 e 64 del vecchio contratto.
Riteniamo questi articoli il cuore normativo del contratto perché danno certezza ed esigibilità alle norme delle progressioni, le mettono a regime e consentono per il futuro di sanare l’annoso problema del blocco delle carriere.

Si guarda al futuro

Questo contratto è il risultato positivo dell’impegno, faticoso e a volte frustrante, della delegazione di trattativa della Flc Cgil e della mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici; ora si devono aprire al più presto le trattative negli Enti di Ricerca per applicarlo al meglio.

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