VS La Rivista n. 9/2006

Edizione del 15/05/2006

dal mondo

Francia. 4 mesi contro i Cpe
Cronaca di una lotta annunciata

Pino Patroncini

Dal 16 gennaio al 10 aprile la Franciač stata percorsa quotidianamente da manifestazioni e proteste fino a quando il governo ha ritirato la legge contestata

Quando a dicembre il governo francese pensò di fare fronte alla crisi delle banlieues con misure di dubbia efficacia come l’anticipo a 14 anni dell’apprendistato e i contratti di primo impiego, un insospettabile giornale cattolico, “La Croix”, aveva pronosticato che “per spegnere l’incendio delle banlieues il governo rischiava di scatenare una tempesta nelle scuole”. Non si immaginava certo che le cose sarebbero andate ben oltre coinvolgendo non solo scuole e università ma anche gran parte del mondo del lavoro.
Ecco dunque la cronaca di questa lotta annunciata: annunciata dalle misure che, come da noi, precarizzano sempre più la società e il sistema scolastico francese, e dai contratti di primo impiego, la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

16 gennaio. Con la scusa di combattere la disoccupazione giovanile togliendo agli imprenditori i vincoli legati alle assunzioni di dipendenti il primo ministro francese Dominique de Villepin annuncia la creazione dei Cpe, i contratti di primo impiego per giovani fino a 26 anni, che sotto la voce della flessibilità della manodopera prevedono, tra le altre cose, la possibilità che il periodo di prova duri 2 anni anziché sei mesi e che durante questo periodo il giovane possa essere licenziato senza alcuna giustificazione e senza indennizzo.

17 gennaio. F. Bayrou segretario del partito Udf (centro) e i rappresentanti del Partito socialista e degli altri partiti di sinistra prendono posizione contro il provvedimento. Anche il Medef, la confindustria francese, non si mostra entusiasta.

19 gennaio. Tredici organizzazioni studentesche e sindacali (Unef, Unl, Confederation Etudiante, Fidl, Cgt, Cfdt, Fsu, Fo, Unsa, Cftc, Sud, Ligue de l’education, Fcpe) danno vita ad un collettivo per il ritiro della legge sui Cpe.

24 gennaio. Il governo annuncia che entro la fine del mese l’Assemblea Nazionale approverà la legge. Sindacati e organizzazioni studentesche chiamano ad una mobilitazione nazionale per il 7 febbraio. Nel campo universitario anche l’associazione Fage, la seconda per importanza, si schiera contro i Cpe, mentre gli studenti di destra dell’Uni li esaltano. 

7 febbraio. 400.000 persone, in prevalenza giovani e studenti, rispondono all’appello e scendono in piazza in tutta la Francia.

9 febbraio. L’Assemblea nazionale approva la legge.

14 febbraio. Migliaia di studenti scendono in piazza a Tolosa, Rennes e Lione.

16 febbraio. Migliaia di studenti in piazza a Parigi.

1 marzo. Anche il Senato approva la legge. In 13 università gli studenti si mettono in sciopero e bloccano le lezioni. Il Presidente della Repubblica Chirac interviene pubblicamente a difesa delle legge sui Cpe.

7 marzo. 500.000 persone scendono in piazza in tutta la Francia rispondendo all’appello del coordinamento per il ritiro della legge.

8 marzo. Le università bloccate dagli scioperi degli studenti salgono a 20. Viene occupata la Sorbona. Il Ministro dell’educazione nazionale De Robien denuncia l’illegittimità di blocchi e occupazioni nelle università.

9 marzo. Il Cpe viene definitivamente adottato.

10 marzo. Viene evacuata la Sorbona. Scontri tra gli studenti occupanti e la polizia. Si manifestano i primi dissensi nel partito di maggioranza presidenziale Ump sull’opportunità di mantenere la legge.

12 marzo. De Villepin conferma l’applicazione della legge a tempi brevi e promette aggiustamenti nella fase applicativa, ma questi non convincono gli avversari.

13 marzo. Studenti occupano il Collège de France, ma sono sgombrati dopo poche ore.

14 marzo.  Il Medef, la confindustria francese, accetta di concordare la praticabilità dei Cpe, mentre il Partito Socialista deposita un ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge. Circa 6.000 studenti dei licei sfilano per Parigi: finora erano stati gli universitari a costituire buona parte delle manifestazioni, in questa data entrano in campo gli studenti medi.

15 marzo. Chirac consiglia il dialogo, ma nello stesso tempo de Villepin chiede la piena solidarietà della compagine governativa, fiutando defezioni nella maggioranza.

16 marzo. 120.000 studenti sfilano in manifestazione a Parigi, 25.000 a Bordeaux, 15.000 a Marsiglia, altre migliaia nella altre città. Alla fine della manifestazione parigina si registrano incidenti con la polizia. 64 università su 84 risultano bloccate o parzialmente bloccate dagli scioperi studenteschi. 46 rettori lanciano un appello per una sospensione della legge e l’avvio nelle università di una discussione sulla situazione sociale francese.
17 marzo. Il giornale “Le Parisien” pubblica un sondaggio secondo cui il 68% dei francesi si schiera per il ritiro della legge e solo il 27% la difende.

18 marzo. In tutta la Francia rispondendo all’appello di sindacati e organizzazioni studentesche scendono in piazza un milione e mezzo di persone, di cui 350.000 a Parigi e 130.000 a Marsiglia. Alla fine di alcune manifestazioni si registrano incidenti tra casseurs e polizia, ma anche con i dimostranti. A Parigi un sindacalista della Sud resta gravemente ferito ed entra in coma. Di fronte all’irremovibilità del governo le organizzazioni sindacali minacciano lo sciopero generale. Alcuni sindacati di categoria depositano i preavvisi di sciopero.

20 marzo. De Villepin riconferma la sua intransigenza e le organizzazioni sindacali chiamano ad una giornata d’azione caratterizzata anche da scioperi di alcune categorie per il 28 marzo.

21 marzo. Giornata di mobilitazione studentesca con manifestazioni a Parigi, Calais, Dunkerque, Rennes, Tolosa, Clermont Ferrand, Nantes e Strasburgo. Risulta occupato il 25% dei licei francesi.

22 marzo. Il ministro dell’interno Sarkozy, presidente del partito di governo Ump e concorrente di de Villepin alla nomination di candidato alla presidenza della Repubblica, prende le distanze dall’intransigenza del primo ministro. 

23 marzo. Scendono in piazza 500.000 studenti in tutta la Francia. In alcune città si verificano incidenti.

24 marzo. Il ministro dell’interno Sarkozy propone una sospensione provvisoria della legge, ma la sua proposta non viene accolta.

27 marzo. Doccia fredda per l’Unef, alla testa delle lotte nelle università, che viene superata dalla più moderata Fage nelle elezioni alle opere universitarie: la Fage, nata alcuni anni fa da una scissione dell’Unef, è contro i Cpe ma anche contro i blocchi delle lezioni universitarie. L’Unef annuncia ricorsi perché il tutto è avvenuto con le università in subbuglio. Nel frattempo un sondaggio dà il 63% dei francesi contro i Cpe, il 44% per il ritiro totale, il 62% a favore dei manifestanti e il 59% attribuisce tutte le responsabilità al primo ministro. 

28 marzo. Ha luogo la più grande giornata di azione costellata dallo sciopero in molte categorie private e soprattutto pubbliche (scuole, trasporti, poste): in 135 città della Francia scendono complessivamente in piazza circa tre milioni di persone di cui 350.000 a Parigi e 200.000 a Marsiglia.

30 marzo. Di fronte all’intransigenza del governo si programma un’altra giornata d’azione per il 4 aprile. Nel frattempo a livello locale inizia la pratica dei blocchi a strade, ponti, nodi ferroviari.

31 marzo.  Dopo che la Corte costituzionale ha respinto il ricorso dei socialisti il Presidente della Repubblica Chirac promulga la legge, ma nel discorso televisivo impone alle camere di emendarla nei punti più contestati e di farlo entro il 4 aprile, data in cui si prevede una nuova mobilitazione sindacale. Si parla da più parti di una contraddizione istituzionale, ma sindacati e studenti esprimono la loro insoddisfazione e sfiducia.

2 aprile. La legge sui Cpe compare sulla Gazzetta Ufficiale. Anche il sindacato dei quadri Cgc-Cfe, finora estraneo la movimento, prende posizione contro.

4 aprile. Quinta grande giornata di mobilitazione nazionale: di nuovo tre milioni di persone scendono in piazza (700.000 a Parigi). Le manifestazioni sono 195. Tutto il pubblico impiego risulta bloccato dagli scioperi. Il Medef esprime preoccupazione per l’immagine economica del paese nel mondo dopo la vicenda delle banlieues e quella del Cpe.

5 aprile. Gli studenti, che continuano disertare le lezioni, continuano la pratica dei blocchi alle strade, ai ponti, agli snodi ferroviari, agli ingressi autostradali. Continunano micromanifestazioni in tutto il paese. Si incontrano i sindacati e il partito di maggioranza Ump.

7 aprile. Dopo tre giorni di incontri l’Ump annuncia di voler elaborare una nuova differente legge sull’occupazione giovanile. Risultano ancora bloccate 50 università.

8 aprile. L’ex presidente centrista Valéry Giscard d’Estaing chiede al governo un gesto di chiarezza per porre fine al degrado in cui paese rischia di cadere. Manifestazioni studentesche a Rennes, Caen, Tolosa, Pau, Roanne e Le Mans.

9 aprile. Il presidente del partito di centro Udf, Bayrou, parla di crisi di regime. Un sondaggio dice che ben il 45% dei francesi sarebbe d’accordo con le dimissioni del primo ministro de Villepin, mentre il 70% continua ad essere ostile alle misure sui Cpe. Il comitato studentesco anti-Cpe riunito a Lione delibera la continuazione dei blocchi stradali e ferroviari e delle micromanifestazioni e chiede alle organizzazioni sindacali la concertazione di una nuova grande giornata di lotta nazionale. Su un sito vengono pubblicati i primi moduli per i nuovi contratti.

10 aprile. Dopo un incontro con Chirac e Sarkozy il primo ministro de Villepin annuncia il ritiro della legge e al sua sostituzione con un’altra. Sindacati e studenti annunciano la loro soddisfazione anche se invitano a mantenere pressione e vigilanza fino alla ratifica del Parlamento.

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