Articolo 33 n. 9/10/2011

Edizione del 31/10/2011

teatro

Daniela Giordano al Palazzo Santa Chiara di Roma
Il ritorno di Orfeo

Marco Fioramanti

"Io te la rendo, ma con queste leggi: / che lei ti segua per la ceca via / ma che tu mai la sua faccia non veggi / finché tra i vivi pervenuta sia!"
(Poliziano, Fabula di Orfeo, 237
 Scritta, diretta e interpretata da Daniela Giordano, quest’opera, giunta alla sua terza stagione, rilegge il mito classico di Orfeo ed Euridice sotto una nuova chiave. E' la voce femminile – qui Euridice prende il nome di Nyango – che racconta la storia del grande viaggio di Orfeo, il quale, secondo il mito, la perderà.
Presentato a Roma nell’ambito della X edizione della festa d’Africa, questo “Orpheus” della Giordano è stato ospite del cartellone del Teatro Palazzo Santa Chiara dal 6 all’11 settembre (con numerose repliche) riscuotendo un incredibile successo di pubblico. Sul fondo della scena, due musicisti senegalesi, Ismaila Mbaye (djembè e tama) e Gijbril Gningueu (canto e kora), fanno da contraltare ai movimenti e alle parole di Daniela Giordano e alla coreografia del danzatore senegale Lamine Dabo.
Torno a visitare il mito di Orfeo,  racconta l’autrice, nell’unica realtà contemporanea a me nota e vicina, l’Africa, nella quale mi sembra possibile accedere al segreto motore dell’universo, l’Amore. L’Amore l’unico stimolo che spinge la conoscenza oltre ai limiti materici, oltre il visibile e misurabile, unica realtà che unisce e non divide, l’unica esperienza che permette di percepire la vera entità di tutti i fenomeni.
La parola poetica lavora su più livelli per accompagnare il viaggio di iniziazione del protagonista attraverso gli inferi, alla ricerca della sua Euridice, ma per trovarla deve prima sciogliere i nodi dentro di sé, e scoprire di essere parte del tutto. Magia e sciamanesimo entrano in gioco tracciando il solco percettivo tra visibile e invisibile che Orfeo è obbligato ad attraversare per riuscire a sovvertire il proprio destino. Un amore multietnico questo, vissuto e partecipato – durante un’ora intensa di ritmi serrati – dove parola, movimento e musica convergono in una gioia finale, quella di un contatto fisico tanto sperato quanto inatteso.
Lo spettacolo proseguirà la sua tournée al Teatro Nazionale di Algeri, e poi a Tunisi, al Festival di Teatro di Cartagine.
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