Scuola, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale, formazione professionale, educazione sono questioni fastidiose per una classe dominante (dominante davvero) che ha fatto dell’edonismo superficiale, dell’ottimismo di facciata, del conformismo senza pensieri la propria strategia vincente. Sembra che oggi non servano luoghi che formino individui liberi, che non sia utile una ricerca indipendente che lavori per il bene dell’umanità. Servono invece “tecnici” pronti a ubbidire e a seguire le indicazioni di un’economia mondiale controllata dalle multinazionali. La cultura deve essere al servizio, la formazione deve essere chiusa e finalizzata agli interessi del momento. La libertà è solo vigilata, è valida solo quella utile ai potentati economici, quella di ostacolare la libertà altrui, anzi quella di competere con gli altri. Ecco perché scuola pubblica, università pubblica, ricerca pubblica danno fastidio, vanno tagliati i fondi con la scusa di riformarle, ma di riforme non se ne vede l’ombra, il personale va messo in condizione di lavorare male, tanto è assenteista. Dequalificare per tagliare, per smantellare. Questa la politica sui settori pubblici della conoscenza, quei settori a cui sono e saranno dedicate le pagine di questa rivista mese dopo mese.
Quei settori dovrebbero essere il fiore all’occhiello di un paese libero e democratico, come mirabilmente intesero i costituenti quando scrissero quell’articolo dal quale questa rivista trae il nome e l’ispirazione: l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Costituzione anzi, coerentemente con i suoi enunciati, obbliga la Repubblica a istituire scuole di ogni ordine e grado, a garantire a tutti i cittadini l’istruzione e l’accesso ai gradi più alti della formazione, anche rimuovendo le cause di esclusione. E consente ai privati di istituire scuole “senza oneri per lo Stato”. Una libertà profondamente intesa, capace di rispettare il bene comune e le iniziative dei singoli.
La Costituzione del 1948 è molto più moderna e progressista di tanti sciagurati provvedimenti che da circa un decennio stanno mettendo a dura prova le nostre istituzioni formative e quanti, a vario titolo, vi lavorano. Per questo il titolo di questa rivista si è voluto ispirare a uno dei suoi princìpi.
Il nostro programma
Un mensile di politica e cultura, si diceva. Proviamo a declinarle, queste due parole.
Ci occuperemo delle politiche di settore, leggi e provvedimenti vari che incidono su scuola, università, ricerca, formazione professionale, accademie e conservatori, educazione degli adulti. Parteciperemo anche a tutte le discussioni su proposte di riforma, ne proporremo anche, perché questi settori hanno bisogno di riforme profonde: vere riforme con finalità chiare, discusse e condivise.
Politiche professionali, anche queste ci stanno a cuore, perché il lavoro nella conoscenza va “curato”, aggiornato, discusso, valorizzato. Insegnanti, dirigenti, amministrativi, ricercatori, tutti contribuiscono a rendere il sistema efficace, a realizzarne le finalità istituzionali: se un solo anello della catena professionale non funziona, tutto il sistema ne risente.
Per questo mal tolleriamo discussioni inutili e pretestuose come quelle sul numero dei bidelli. Come giustamente ha scritto un maestro, nostro collaboratore, ci sono più bidelli che carabinieri perché, per fortuna, ci sono più alunni che delinquenti.
E ci occuperemo di politiche sindacali, perché in democrazia il lavoro deve avere una rappresentanza che conti nel definire le condizioni e le modalità delle diverse prestazioni lavorative, una rappresentanza capace di garantire i diritti e i doveri dei lavoratori, della loro retribuzione con i contratti collettivi, questi ottimi strumenti di civili e moderne relazioni sindacali (anche queste pare diano molto fastidio di questi tempi).
Le politiche della formazione non si costruiscono in chiusi pensatoi. Le esperienze migliori - questa è storia - nascono sul campo. È per questo che faremo informazione su tante buone pratiche delle nostre istituzioni formative, su strutture che funzionano, su ricerche andate a buon fine.
Ma attenzione, vogliamo un’informazione diversa da quella che ci viene offerta oggi dai media, un’informazione corretta, approfondita, commentata, confrontata.
Un progetto editoriale più ampio
“Articolo 33” nasce nel contesto culturale complessivo a cui si ispira la nostra Casa Editrice. È una vera sfida, quella culturale, alla quale ci apprestiamo con molta determinazione ma anche con grande umiltà. Ci occuperemo di tematiche che stanno a cavallo tra politica e cultura, come la laicità, la libertà della persona, l’autodeterminazione, l’ecologia, le risorse energetiche, la legalità, l’immigrazione, il bullismo... Ma riproporremo anche fatti, personaggi, avvenimenti della nostra storia recente e passata, non solo per un utile esercizio della memoria (come facciamo in questo numero), ma anche per presentare dibattiti tra studiosi, tendenze storiografiche, posizioni scientifiche. Ci occuperemo di libri, di arte e movimenti dell’arte contemporanea, di letteratura per ragazzi, di cinema per segnalare, suggerire, offrire chiavi di lettura, informazioni, curiosità.
La rivista è quindi parte di un progetto editoriale più ampio, che con il marchio “Edizioni Conoscenza” propone alcune collane tematiche dedicate a scuola, università e ricerca. Il catalogo dei libri è consultabile sul sito www.edizioniconoscenza.it
Sono libri pensati e progettati con grande cura, non nascono da improvvisazioni editoriali. Utili per la professione e per la gestione e l’amministrazione delle istituzioni formative. Sono libri di orientamento e di pratica didattica, di riflessione su alcuni grandi temi di attualità, sui percorsi dell’apprendimento. Ma anche strumenti per esercitare bene il proprio lavoro, conoscendone gli ambiti e le specialità. Un’editoria di nicchia, mirata e pensata. Pochi prodotti scelti e non puro consumismo librario. Il progetto è promosso dalla FLC Cgil, ma si svilupperà in modo autonomo per consentire lo scambio di opinioni diverse, il dialogo, la critica, la nascita di pensieri nuovi e nuove idee.