Articolo 33 n. 1/2009

Edizione del 31/01/2009

In primo piano

Un laboratorio di ricostruzione delle conoscenze
Sognando una scuola normale

Franco Frabboni

La destra al governo vuole una scuola modello “catena di montaggio”, un’istruzione nana fornita in pillole.
Ma i giovani hanno bisogno di ben altro: saperi plurali,
intelligenza, fantasia, ampliamento degli orizzonti
Nell’assordante vociare in campagna elettorale del Popolo-della-libertà (un coro di promesse gratuite stampate sul fondale di una società neoliberista inginocchiata al totem del Far-West economico)  non siamo riusciti a cogliere mai una parola rivolta alla “mission” della scuola in questa società imprigionata nel Villaggio globale delle conoscenze mediatiche ed elettroniche. La Destra vincitrice non ha proferito una parola - un’idea prospettica - sulla formazione delle giovani generazioni. Con una eccezione. Il sibilo strozzato che abbiamo percepito nel fiume populista del neo-Presidente del Consiglio, già sulla sua bocca nel 2001: la scuola deve diventare un’azienda che confeziona conoscenze attraverso le sue catene di montaggio. Le menti e i cuori degli allievi vanno posti sul nastro a corrente continua dell’impresa/scuola perché produca “formazione” alla stessa stregua di una fabbrica di bulloni.

La cultura surgelata

Dunque, si apre per gli studenti lo spettro di un’istruzione che celebra la trasmissione-riproduzione  delle conoscenze da imparare (metabolizzare) così come sono state cucinate nel triplice forno della lezione, del manuale e del Power-Point.  Come dire, una concezione mercantile della cultura da misurare - tramite test di profitto: i quiz - come prodotto di serie, merce confezionata, duplicata e surgelata. Siamo al cospetto di una scuola/azienda che anziché cucinare saperi plurali e critici viene instradata su binari cognitivi assiomatici e dogmatici che non permettono al discente nessun dubbio, nessuna libera interpretazione, nessun consumo critico. è un’istruzione/nana, coniata in pillole quali cachet cognitivi avvolti in una risibile inconfutabilità. Di qui lo stampo di  allievi/pappagalli, anonimi e conformisti, pronti a fare il controcanto agli speaker della classe: l’insegnante, il libro di testo, il computer.

Teste piene di perché

La letteratura pedagogica più accreditata -  che vorremmo di casa nel Governo/ombra del Pd - non si fa incantare dagli specchietti aziendalistici per le allodole. Va esattamente nella direzione opposta. Sceglie senza incertezze una Scuola-normale. Un sistema formativo che assicura alla sua utenza teste-ben-fatte (piene di perché) e cuori- solidali (pieni di valori). Una scuola che dà voce alle “domande” - e non alle risposte preconfezionate - è possibile a patto che vesta l’abito di un Laboratorio di ricostruzione e di reinvenzione delle conoscenze. Dunque, una scuola che abbandona la logica dei saperi “depositari” (nozionistici ed enciclopedici) per dare grandi ali ai suoi allievi/gabbiani per toccare i cieli dove brillano la stella delle conoscenze “generative” (che fanno girotondo con altri saperi: interdisciplinari) e la stella delle conoscenze “euristiche” (problematiche, plurali, antidogmatiche: laiche).

La scuola-laboratorio

Quindi, una scuola laboratorio intesa come officina-di-metodo:  dove si allenano l’intelligenza e la fantasia allo scopo di tagliare insieme il duplice traguardo deweyano dell’imparare a imparare e dell’imparare a creare.
In sintesi. La scuola targata Laboratorio foggia piccoli Ulisse, scolari omerici.
Sono un’infanzia e un’adolescenza serie, concentrate, protese a dilatare i propri orizzonti di conoscenza per esplorare l’Altrove. Sono bambini e ragazzi che assaporano una scoperta dopo l’altra e che autonomamente decidono i propri mondi di conoscenza e di creatività. Che sanno osservare l’ambiente sociale e naturale che li circondano e che sanno scrutare e sognare orizzonti lontani. Che respirano a pieni polmoni il mito e la favola, ma che sanno anche pensare e fantasticare con la propria testa. Sono scolari che non hanno più nulla di tolemaico (non sono più polli di ingrassamento mediatico), ma hanno tutto di copernicano: la libertà della ragione e l’azzardo della fantasia.
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