I nostri giovani crescono troppo in fretta, vogliono comparire in tv, essere protagonisti. E restare sotto le ali protettrici della famiglia. Tutto questo è dovuto allo strapotere dei media che utilizzano tutti i mezzi per condizionare l’intera nuova generazione. È possibile combattere questa alienante tendenza?
“Su internet esistono siti che insegnano le tecniche per realizzare un suicidio… Di tanto in tanto ne compaiono certi che inneggiano all’anoressia… Altri ancora, come Acab, hanno come obiettivo primario quello di reclutare violenti per manifestazioni di piazza. Ci sono poi le sette che cercano di fare proseliti inserendosi nelle problematiche adolescenziali, i pedofili e i perversi”. Così scrive in un suo recente libro Anna Oliverio Ferraris, peraltro autrice della nostra Casa Editrice. Il libro, intitolato La sindrome Lolita. Perché i nostri figli crescono troppo in fretta, ha ottenuto una particolare attenzione della critica e un notevole successo nelle vendite. Tratta di un fenomeno molto singolare: le trappole della tv, i rischi di internet, i pericoli dei videogiochi, il falso mito del telefonino… Un’indagine sul complesso mondo attuale che ci circonda, con il preciso obiettivo di evitare che i nostri bambini corrano i seri pericoli appena accennati e che venga ad essi rubato uno dei momenti più belli della vita, l’infanzia.
Per capire i meccanismi di queste trappole e come difenderli abbiamo rivolto a lei alcune domande.
“La sindrome Lolita”, un titolo accattivante. Ti prego di spiegare ai nostri lettori di cosa si tratta…
E' una eccessiva concentrazione di bambine e preadolescenti sul look, sul corpo e sullo shopping, come se non esistessero altri possibili interessi. Emblematico è stato il caso di quella dodicenne, riportato dai giornali nel maggio scorso, che si faceva fotografare nuda nel bagno della scuola, vendeva gli mms ai compagni e con il ricavato comprava abiti griffati. Le dodicenni di oggi sono cresciute in un mondo in cui il corpo femminile viene continuamente associato a prodotti commerciali nelle pubblicità e molte delle donne che compaiono sugli schermi si mostrano senza pudori. Le bambole con cui hanno giocato sono le Bratz, tutto shopping e look. I fumetti che leggono sono popolati di ninfe, fatine e principesse, iperfemminili e stereotipate. Il modello Pippi Calzelunghe sembra ormai lontano anni luce.
Tutto per colpa dei nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. Ma questi mezzi non sono veicoli di nuove e più ampie conoscenze, opportunità per una vita anche più serena e più ricca?
Dipende da come questi mezzi vengono usati. Offrono certamente nuove opportunità e nel libro le spiego; ma c’è anche un modo molto superficiale di utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione che dà l’impressione di comunicare mentre invece ci si limita a diffondere messaggi e informazioni senza un reale scambio o arricchimento personale. Diffondere non significa comunicare. Un altro rischio riguarda i tempi di attenzione: abituati a saltare da una tecnologia all’altra i ragazzini di oggi sono rapidi ma hanno tempi di attenzione troppo brevi per un reale approfondimento. Incalzati dalla velocità delle prestazioni e dal piacere di ottenere risultati immediati, possono tralasciare gli approfondimenti, provare fastidio e ansia quando sono costretti a concentrarsi e quando non ottengono prontamente un risultato.
Nel libro sostieni che il nostro mondo è pieno di “messaggi non richiesti, di seduzioni mediatiche, di emozioni funzionali alla vendita”. Puoi farci qualche esempio?
Si punta molto sull’erotismo, sulla seduzione e sulle emozioni, oggi, per vendere ogni tipo di prodotto: dalle automobili ai giocattoli, dai detersivi alle merendine, dai programmi televisivi ai personaggi che frequentano abitualmente quei programmi. Nel libro porto molti esempi. In molte pubblicità di auto, per esempio, com- paiono dei bambini “competenti” (più competenti dei loro genitori) sia perché insistano con i genitori per quel prodotto, sia per “fidelizzarli” fin da piccoli a quella marca. Idem per merendine e prodotti per la casa. Gli stilisti, dal canto loro, sempre più aggressivi, propongono abiti per bambini di 5-7 anni dove la bambine vi compaiono come vere e proprie Lolite: pin-up dallo sguardo allusivo, seduttrici consumate in pose languide sono i modelli di identificazione che vengono offerti. Un altro esempio può essere lo spot su un’acqua minerale dove il testimonial è un calciatore beniamino dei ragazzi. Un bambino di 8-9 anni o anche meno sa che la pubblicità ha finalità persuasive e, tuttavia, l’emozione di vedere il proprio divo sullo schermo finisce per avere la meglio sul pensiero critico.
Mi ha colpito molto la parte in cui parli della differenza tra la donna di oggi e quella degli anni Settanta. Meglio sexy che intelligenti, sembra essere il nuovo modello. Quali sono le conseguenze di questa realtà?
Una semplificazione della figura femminile funzionale al marketing e una visione maschilista molto diffusa nel nostro Paese. Si può sempre tornare indietro - ahimè! - come ben sappiamo. Negli anni Settanta le donne in Italia avevano realizzato una serie di raggiungimenti e di libertà che rischiano di perdere oggi non per imposizioni talebane, ma per la seduzione messa in atto dal mercato attraverso la pubblicità e i mass-media che, proponendo come modello vincente quello della donna sexy che raggiunge il successo attraverso il look, il corpo e il sesso, si costruiscono un loro target prevedibile a cui è poi più facile vendere determinati prodotti. è inquietante apprendere che uno dei programmi che fa più audience attualmente in Italia è quello della De Filippi dove il modello maschile e femminile di successo è quello del ballerino televisivo. E' inquietante anche che vengano mandati in onda in prima serata programmi come “L’isola dei famosi” e “Il grande fratello”, dove i partecipanti hanno come unico compito quello di mostrarsi. E' inquietante anche che giornaliste televisive di buon livello sentano la necessità di gonfiarsi il seno e le labbra per meglio comparire e di mostrare le cosce quando sono ospiti dei talk-show. C’è una deriva in atto: le donne vengono spesso valorizzate dai media (anche i giornali, non solo la tv) non per la loro preparazione, sensibilità e intelligenza ma per il loro aspetto fisico e/o per la piacevole eccitazione che riescono a produrre nel pubblico maschile. Così, se per assurdo, un capo di governo decidesse di fare ministre le sue amichette, nessuno si stupirebbe più di tanto. “Però, che bella donna!” direbbero alcuni e tutto finirebbe lì.
Si ha quasi l’impressione che i ragazzi, i maschi, siano in qualche modo più protetti delle bambine…
No, non è esattamente così. I maschi, per esempio sono dei grandi consumatori di pornografia su internet e di violenza. Per i maschi vengono, ad esempio, mandati in onda programmi di wrestling, un tipo di lotta spettacolare dove la vittima viene umiliata, derisa, ridicolizzata e insultata. Per non parlare di film come "The Cell" e "Saw II" mandati in onda in fascia protetta. Anche per loro c’è una semplificazione del modello maschile: il calciatore domina su tutti. Si capisce perché poi cerchino, e giustamente, i loro spazi di libertà nel web.
I genitori, e più in generale la società, sono consapevoli di quanto sta accadendo intorno a loro?
Alcuni sì, altri no. Molti hanno sentore che qualcosa non funziona come dovrebbe. Lo vedono nei figli, i quali pur godendo di tutte le comodità, pur passando le notti in discoteca, pur andando ai concerti organizzati apposta per loro, pur disponendo di numerose e raffinatissime tecnologie non sono soddisfatti della vita che fanno. Molti, per sentirsi vivi e liberi, vanno alla ricerca di emozioni sempre più forti. Bisogna anche dire che il nostro Paese si trova da troppo tempo in una condizione di stallo politico-sociale che certamente non fa bene ai giovani. Un giovane, infatti, dovrebbe partecipare alla vita della comunità attivamente, consapevolmente, e disporre di una preparazione culturale adeguata a i tempi.
Hai parlato di emozioni. Tu torni, anche nel libro, spesso su questo tema, dici che non c’è niente di male nel vivere emozioni attraverso uno spettacolo o la lettura di un romanzo. Allora dov’è il problema?
Il problema è che se ne fa un uso strumentale. Il problema è, come spiega McLuhan nel saggio La galassia Gutenberg che “la nostra è la prima epoca in cui molte migliaia delle migliori menti si sono occupate a tempo pieno di analizzare la psicologia collettiva per manipolarla, sfruttarla e tenerla sotto controllo”. Oggi nei paesi occidentali non si pensa più di dover ricorrere alla violenza, alla coercizione, alle minacce o all’obbedienza per controllare la gente, si ritiene però lecito fare ricorso alle tecniche di persuasione. Alla base di queste tecniche c’è, per l’appunto, la manipolazione delle emozioni (all’insaputa, ovviamente, del manipolato). Lo sfruttamento del corpo femminile per vendere o per suscitare interesse in una trasmissione televisiva è, per esempio, una strategia che viene utilizzata continuamente. Ce ne sono numerose altre di cui parlo nella seconda parte del libro.
Sfruttamento del corpo… Forse i bambini sono sempre stati sfruttati. Penso ai bambini dell’Ottocento costretti nelle fabbriche, penso ai bambini di oggi dei Paesi non industrializzati. Ora tu denunci terribili insidie con cui gli adulti “seducono” i bambini, mentre sembrava che all’infanzia fossero rivolte parecchie attenzioni. Non si riuscirà mai a trovare un equilibrio che dia ai bambini la possibilità di vivere felicemente, secondo la loro natura?
Oggi possediamo tutti i mezzi e tutte le conoscenze per far crescere bene i bambini. Molto si può fare a livello familiare, scolastico e locale. Molto si potrebbe fare elevando il livello culturale della gente e, guarda caso, proprio attraverso un buon uso dei mass-media.