La sala di lettura di Valore Scuola

Paolo Gheri L`arte fa bene Viaggio nei territori della creativitàpp. 128 - euro 18,00

Indice

  • Premessa
  • PARTE PRIMA - L’ALLIEVA E IL PROFESSORE. DIALOGHI SULL’ARTE
  • L’arte fa bene
  • Gli artisti sono matti?
  • Che cos’è larte contemporanea?
  • 4. Perché la pittura informale?
  • 5. La scultura è già dentro la roccia?
  • PARTE SECONDA - I BENEFICI DELL’ARTE
  • 1. Perché l’arte nella scuola
  • 2. Che cos’è l’arte?
  • 3. Il panorama odierno dell’arte
  • 4. Arte e società
  • 4.1 Il pubblico dell’arte
  • 4.2 Gli artisti e il pubblico
  • PARTE TERZA - VIAGGIO NEI TERRITORI DELL’ARTE
  • 1. Una visita al museo
  • 2. Il laboratorio d’arte
  • 3. Primo esempio: Giuseppe Capogrossi
  • 4. Secondo esempio: Wassily Kandinsky
  • 5. Contaminazioni e assemblaggi
  • 5.1 Notazioni preliminari
  • 5.2 Una proposta di lavoro
  • 6. Considerazioni conclusive
  • Note e Indicazioni bibliografiche


Premessa

 

PREMESSA

 

Circa settant’anni fa Herbert Read sostenne una tesi radicale sull’educazione nel suo famoso libro Education Through Art pubblicato a Londra nel 1943. In Italia fu pubblicato dalle Edizioni di Comunità nel 1954 col titolo: Educare con l’arte ed è divenuto ormai un classico.

Read era uno studioso di vasti interessi culturali che spaziavano dalla letteratura alla filosofia e all’educazione, ma fu soprattutto un eccellente critico e storico dell’arte. La sua tesi è che l’arte può essere la base dell’educazione e che l’educazione in una società democratica ha una grande importanza: ogni individuo nasce con certe facoltà che, in una società liberale, consentono la formazione di un’illimitata varietà di tipi.

è un punto di vista pienamente condivisibile e attuale, di enorme valore strategico, basti pensare alla necessità oggi irrinunciabile di attribuire al sistema educativo il compito di educare all’intercultura e ai valori del rispetto e della comprensione delle diversità. Tutta l’opera di Read sostiene questa tesi ed è sorprendente osservare come dopo più di mezzo secolo essa conservi ancora intatta tutta la sua attualità. Anzi, appare oggi più urgente e drammatica di allora, rivelando il valore anche profetico di quella tesi che ipotizza un sistema educativo e una pratica scolastica fondati sull’esperienza artistica come esperienza integrale e che prevede una serie completa di attività che mirano a sviluppare le quattro grandi funzioni dei processi mentali – la sensazione, l’intuizione, il sentimento, la riflessione – attraverso un corretto e costante esercizio del disegno e della scultura, della musica e della danza, della poesia e del teatro, di quello che egli chiama “mestiere”, cioè una sorta di educazione costruttiva.

Se questa tesi può apparire utopica, occorre ricordare che la scuola sta attraversando oggi un tale stato di disorientamento e di appiattimento su una incerta e approssimativa gestione del quotidiano, che solo una buona dose di utopia può salvarla dal degrado estremo e al tempo stesso rigenerarla, indicandole la strada per ritrovare un senso e degli obiettivi chiari da perseguire. E, d’altronde, c’è anche un problema di forte e diffusa demotivazione da parte degli alunni e spesso anche dei docenti. I problemi che si lamentano più di frequente nella scuola sono lo scarso impegno nello studio, la difficoltà a concentrarsi, la scarsa motivazione e la fatica a interessare gli alunni.

Il fatto è che i ragazzi oggi sono sottoposti a una quotidiana sovraesposizione mediatica che, quasi sempre, ricevono in modo passivo, avendo scarse occasioni di riflessione critica e di interventi attivi. I modelli di riferimento che essi assorbono, data la suggestiva potenza dei mezzi visivi e audiovisivi (prima di tutto la televisione), sono conformisti e stereotipati, ed è perciò necessario e urgente metterli in contatto con l’arte per tentare di contrastare questo strapotere mediatico, non cercando di sostituirlo, ma piuttosto fornendo loro delle valide alternative. La consuetudine con l’arte fornisce ai ragazzi dei validi strumenti critici e sviluppa una loro sensibilità estetica che li può mettere al riparo dal rischio della omologazione. Questo è quanto l’insegnamento dell’arte può fare.

Questo libro sostiene tale tesi, indicando gli obiettivi da perseguire e vari percorsi didattico-metodologici per realizzarli. Esso è diviso in tre parti.Nella prima, “L’allieva e il professore”, quasi come in una introduzione generale ai problemi dell’arte, vi sono cinque dialoghi tra un’allieva e il suo professore; l’allieva pone molte domande sull’arte e avanza molti dubbi; il professore fornisce delle risposte, anche se mai definitive. Nella seconda parte, la più teorica, si presentano e si analizzano le ragioni che stanno alla base della tesi che formula la necessità che la scuola utilizzi l’arte come materiale didattico ed educativo. Ma vengono affrontati anche temi molto attuali riguardanti lo stato dell’arte oggi, il rapporto del pubblico con l’arte e con gli artisti, e vengono presentate anche alcune opere ed esperienze artistiche attuali.

La terza parte contiene molti esempi e molte indicazioni metodologiche per i laboratori d’arte; presenta una “visita al museo” di un gruppo di partecipanti ad un laboratorio d’arte; mostra e descrive alcune esperienze con l’ausilio anche di varie illustrazioni. Questa parte è quella più direttamente collegata alle esperienze dell’autore.

Vi sono infine delle brevi considerazioni conclusive. Un corredo di tavole a colori completa la necessaria documentazione visiva.

Alla fine vi sono delle indicazioni bibliografiche ragionate in cui si indicano alcune direzioni per gli eventuali approfondimenti.

I cinque dialoghi della prima parte erano comparsi su altrettanti numeri di VS La Rivista dal maggio al dicembre del 2005.
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