a cura di Roberto Voza e Giuseppe Lella
Codice della docenza universitaria
pp. 741 - euro 60
La FLC
Nel mese di luglio del 2003 nasce, per decisione del Comitato Direttivo Nazionale della CGIL, un nuovo sindacato destinato ad accorpare lo Snur Cgil e la Cgil Scuola.
La denominazione che verrà ben presto scelta è Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC).
Nella scelta del nome è evidente la volontà di collocare questa nuova categoria sindacale all’interno di una fase dello sviluppo caratterizzata da una forte espansione della conoscenza, di contrassegnare con un tratto comune una pluralità di lavori in costante espansione, di indicare professionalità sulle quali diversi studiosi, a partire da Federico Butera, hanno cominciato da tempo a riflettere e a produrre analisi.
La scelta della CGIL ha affondato le sue ragioni nella politica – le esigenze organizzative ebbero poco o nessun rilievo nella discussione – e ha preso le mosse da una valutazione di straordinaria attualità: agire sindacalmente in un contesto nuovo, denominato ormai in modo ampiamente condiviso da una pluralità di soggetti “società della conoscenza”, comportava un ripensamento anche delle tradizionali forme di organizzazione e di rappresentanza dei lavori e delle professioni con le quali una grande Confederazione come la CGIL si era strutturata a partire dagli anni ’60 del secolo scorso.
Se allora trovava ragion d’essere un’organizzazione suddivisa per comparti contrattuali, articolata secondo le amministrazioni di appartenenza, quindi settoriale e molto categoriale, ora – nel nuovo contesto – si trattava di collocare insieme tutti coloro che operano nel vastissimo mondo della conoscenza proprio perché accomunati da elementi professionali e da condizioni lavorative molto simili fra loro. In questo riconoscendo loro una
posizione di forte centralità, una funzione trainante nello sviluppo del nostro Paese.
Certo, esistono differenze anche profonde all’interno del mondo della conoscenza ma non c’è dubbio che tutte le professionalità che vi operano ruotano attorno alla ricerca, da un lato, e alle condizioni per renderla possibile e fruibile, dall’altro.
Questo è il tratto distintivo di una “casa comune” della conoscenza quale vuole essere la FLC ma, contemporaneamente, ne rappresenta la ragione fondativa e la missione.
Il Testo Unico
La FLC fin dal suo nascere ha voluto caratterizzarsi come un sindacato che rappresenta, da un lato, quanti sono associati o operano nei comparti di riferimento, per migliorarne le condizioni di lavoro in termini contrattuali,
e più in generale, per tutti gli atti che li possono riguardare. Dall’altro, ha scelto di operare per modificare le condizioni generali, di sistema, nelle quali si esercita l’attività di ricerca e di insegnamento.
In questo quadro uno dei primi punti messi sotto osservazione sono state le condizioni lavorative e professionali della docenza universitaria.
Lavoro delicato e complesso, sintesi di ricerca e didattica, ma lavoro sostanzialmente trascurato dal legislatore e dal politico per quanto riguarda le condizioni di esercizio.
Comporterebbe un ragionamento lungo indagarne le ragioni, in buona parte basate su una presunta autorappresentazione nelle sedi parlamentari, che ci porterebbe ben oltre l’ambito circoscritto di questa introduzione, ma la convinzione sintetizzata sopra ha rappresentato il punto di partenza di una riflessione a tutto campo.
Da questo lavoro mirato a definire piste di intervento sui temi della docenza è emersa, innanzitutto, la necessità di portare a trasparenza l’insieme delle norme che regolavano e regolano i tanti aspetti dell’attività.
A partire da questa decisione, grazie all’intelligente e capace lavoro di Roberto Voza e Giuseppe Lella, ci siamo ben presto incontrati con “l’accumularsi alluvionale di normativa legale e regolamentare e di atti riconducibili alla prassi amministrativa”, come ben fotografano gli autori di questo Codice della docenza universitaria.
Oltre un centinaio di provvedimenti, la maggior parte dei quali lontani anni luce da tutti i punti di vista, delineano una situazione insostenibile e che la dice lunga dell’incertezza di riferimenti che governa questa preofessione.
Un Codice al servizio del lavoro, ma anche dell’iniziativa
Con il Codice della docenza universitaria mettiamo a disposizione dei docenti, di quanti operano negli uffici, degli studiosi, dei ricercatori il frutto di un lavoro faticoso ma di grande interesse, un’opera unica nel suo genere.
Questi materiali, infatti, risulteranno particolarmente utili per il lavoro di tutti i giorni. Non esiste in commercio una raccolta organica ed aggiornata come quella che è qui contenuta. Si tratta di un indispensabile aiuto per chiunque.
Ma questo prezioso frutto di un’attenta attività di ricerca ci spinge a ulteriori considerazioni. Basta sfogliare queste pagine per rendersi conto che una tale condizione della docenza universitaria, regolata in modo minuzioso da un’enorme alluvione di norme, deve essere superata.
Bisogna ripensare, aggiornare, alleggerire e snellire mettendo mano alle tante contraddizioni che si sono prodotte nell’accavallarsi delle norme.
Bisogna arrivare in tempi brevi ad un vero e proprio Testo Unico: in questa direzione “naturalmente” spingono il migliaio di articoli citati ed in questo senso il nostro Codice è anche uno strumento di iniziativa.
Non sfuggirà ai nostri lettori come buona parte delle norme intervengano sul rapporto di lavoro dei docenti universitari. Una regolamentazione rigida, spesso tortuosa e per nulla in grado di aderire ad una professione che sta cambiando enormemente. Rimando alle riflessioni del prof. Garofalo a proposito della necessità di contrattualizzare il rapporto di lavoro e portare nelle mani dei destinatari la definizione pattizia di aspetti che incautamente
continuano ad essere affidati alla legge; ma non c’è dubbio che rivisitare organicamente quanto si è accumulato negli anni non sia comunque più rinviabile, a nostro avviso.
Un lavoro consistente
Il Codice della docenza raccoglie 124 provvedimenti fra Leggi, Decreti legislativi, Decreti ministeriali, ecc.
Ben 1.011 sono complessivamente gli articoli riportati. Si tratta di norme che affondano le loro radici nel lontano 1924, con il Regio Decreto 6 aprile 1924, n. 674, “Approvazione del regolamento generale universitario”, per arrivare ai giorni nostri.
Oltre a una presentazione in ordine cronologico, gli Autori mettono a disposizione un indice analitico suddiviso in 7 grandi rubriche, articolate poi in 106 voci, a loro volta suddivise in ben 128 temi.
Insomma, un testo importante ed utile, frutto di grande professionalità e di un forte impegno rivolto a migliorare le condizioni professionali.
Allo spirito che è alla base di questo lavoro ben si attagliano le parole che Antonio Labriola pronunciò in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico nell’Università di Roma il 14 novembre 1896: “Parliamo, dunque, dell'Università. (…) L'Università è nuovamente vitale. Ma non basta, egregi colleghi, a tener viva l’Università, che sia forte in noi la cura personale dei nostri individuali insegnamenti.
Bisogna, inoltre, che in ciascun di noi sia potente la coscienza dell’interesse collettivo di questo nostro ordinamentodi studi”.