La sala di lettura di Valore Scuola

Daniela Bianchi Matemagica il problema dei problemi nella scuola primariapp. 144 - euro 12,00

Indice

  • Introduzione
  • Risolvere problemi
  • Partiamo bene fin dalla prima
  • Il problema tradizionale e il suo testo
  • Il lavoro sui testi/contesti ricchi
  • Testi strutturati
  • Dalla realtą al problema
  • Il problema: dati, domande, risposte e ...
  • Una modalitą per lavorare sui problemi
  • Progetto Rhoda: "numeri di qualitą"
  • Problemi da completare, interpretare, tradurre
  • Testi inventati da bambini ... per altri bambini
  • Appendice A - Problemi per ridere
  • Appendice B - Tanti testi problematici per tutte le occasioni
  • Appendice C - Attento ai dati... inutili
  • Bibliografia


Introduzione

Cosa è il pensiero matematico? Una risposta semplice che ci viene spontanea è che fare matematica significa far vivere situazioni, far discutere, far risolvere problemi, costruire gli strumenti del pensiero.
I Programmi dell’85 non sono più in vigore ma dicevano che “il pensiero matematico è caratterizzato dall’attività di risoluzione di problemi e ciò in sintonia con la propensione del fanciullo a porre domande e a cercare risposte”. Ci dobbiamo chiedere se il “porre domande” è ancora una propensione spontanea, naturale e generalizzata. Se la risposta è positiva allora è necessario, nel fare matematica, e soprattutto nel far fare matematica, sollecitare questa propensione, organizzarla, potenziarla. Significa creare nei bambini uno stile, un atteggiamento di ricerca, un metodo d’indagine, un modo di affrontare la realtà e se stessi.
Einstein afferma che “compito della scienza è non tanto risolvere problemi quanto impostarli in maniera risolvibile.” Se si è convinti che la matematica è una scienza e che come tutte le scienze permette di avere una visione della realtà, si accetta volentieri e si condivide questa affermazione.
Facendo matematica facciamo filosofia se dalla filosofia stessa prendiamo la capacità di riflettere e ragionare sulle cose.
Fare della filosofia con i bambini è, infatti, insegnare al bambino a pensare la propria vita e a vivere il proprio pensiero. Senza alcuna sovrastruttura di sorta, il pensiero del bambino è di per sé un pensiero filosofico. Già da piccolo egli si pone tutte quelle domande che potremmo definire “speciali”, quelle domande che non si possono rivolgere al primo sconosciuto. Sono quelle domande che i bambini pongono a raffica intorno alla vita, alla
morte, all’amore, al tempo, al pensiero... Noi adulti spesso blocchiamo questi interrogativi, e a poco a poco il bambino smette di porseli. Egli non pensa più come ricercatore di risposte e si chiude dando per scontato il mondo, dal momento che non lo comprende. In questo modo non lo si
aiuta a dare un senso alla propria esperienza quotidiana e un senso alla propria vita.
La matematica intesa come questione dà invece la possibilità di sostenere e di incrementare la meraviglia e lo stupore di fronte al mondo. L’apprendere matematico, quale metodologia per lo sviluppo di abilità di ragionamento, non è dunque qualcosa di meccanico e di freddo, ma migliora anche le abilità emotive, affettive e sociali in genere, ponendosi a pieno diritto come strumento di educazione civile e morale.
Se andiamo a leggere la definizione della parola problema scopriamo che: Problema = termine latino, da un termine greco che significa “anteporre, proporre”: quindi problema è “anteposizione, proposta”; e infatti che cosa è un problema se non un quesito che viene proposto perché sia risolto? E problematico significa “con tante proposte, aperto a tante eventualità, aperto a tante soluzioni” e quindi “non con una soluzione.” È mia convinzione che le domande del bambino non vadano tralasciate anzi vadano sollecitate perché danno il potere di mettere in dubbio qualcosa, il potere di voler sapere, di voler capire e magari, di capire veramente.
Porre domande ai bambini, far fare domande ai bambini, far dare risposte, far esprimere opinioni, far esprimere a tema, ascoltare gli altri, vuol dire impegnare i bambini in un apprendimento significativo che stimola a porre le loro domande, a svilupparle e a riferirle al mondo. Tutto questo per poter raggiungere:
Competenze logiche: ragionare correttamente imparando a concettualizzare; a problematizzare, cioè a mettere in discussione un’opinione che altrimenti si accetta in modo scontato; ad argomentare, cioè riuscire a fornire delle ragioni sensate.
Competenze etiche: permettere dei giudizi e mettere in atto dei comportamenti coerenti con le proprie idee.
Competenze estetiche: riconoscere il bello interiore, consapevole che il bello aiuta a vivere.
Competenze socio-affettive: sviluppare il proprio pensiero con gli altri in rapporti affettivi e sociali armoniosi e costruttivi.
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