La sala di lettura di Valore Scuola

a cura di Massimo Mari Normativa e retribuzioni nelle scuole non statali pp. 192 - euro 20

Indice

  • Introduzione - La centralità della contrattazione nazionale per crescere nei diritti e nel salario
  • Contratto Agidae - Ccnl per il personale dipendente dagli istituti scolastico-educativi gestiti da enti ecclesiastici
  • Presentazione - Un contratto che rafforza il presente e guarda al futuro
  • Parte prima - Le relazioni sindacali
  • Premessa
  • Articoli da 1 a 14
  • Parte seconda - Disciplina del rapporto di lavoro
  • Articoli da 15 a 89
  • Parte terza - Allegati
  • Contratto Fism - Ccnl per il personale addetto ai servizi all`infanzia e alle scuole dell`infanzia non statali
  • Presentazione - Passi in avanti nel salario, nei diritti e nelle tutele
  • Parte prima - Le relazioni e i diritti sindacali
  • Premessa
  • Articoli da 1 a 16-bis
  • Parte seconda - Sfera di applicazione
  • Articoli da 17 a 76
  • Parte terza - Accordi nazionali
  • Parte quarta - Appendice normativa (qui omessa)
  • Contratti individuali di lavoro - Modelli
  • Contratto Aninsei - Ccnl per il personale degli istituti non statali di educazione e istruzione
  • Presentazione - Il nuovo contratto di lavoro del personale delle scuole private laiche
  • Parte prima - Il sistema delle relazioni sindacali
  • Articoli da 1 a 25
  • Parte seconda - Sfera di applicazione
  • Articoli da 1 a 68
  • Parte terza - Allegati


Introduzione

La centralità della contrattazione nazionale per crescere nei diritti e nel salario

Recenti stime calcolano per difetto che sono occupati nella composita galassia della scuola non statale circa 170 mila addetti.
Si tratta di docenti, educatori, personale ausiliario, tecnico, amministrativo e direttivo che, con modalità d’impiego diverso, presta la sua opera nelle scuole paritarie e nelle scuole non paritarie, nei corsi liberi ed extracurricolari, negli asili nido e nei servizi all’infanzia, nelle scuole a ordinamento straniero, nelle scuole per interpreti e traduttori, nelle accademie e nei conservatori, nelle università pontificie e private ovvero in quel variegato mondo riconducibile alle attività di educazione, formazione e istruzione.
Si tratta di un numero consistente di addetti che vivono una condizione lavorativa a dir poco contraddittoria. Occupati per lo più in realtà scolastiche, educative e formative di modeste dimensioni, separate le une dalle altre, “attraversati” negativamente dagli interventi legislativi sul lavoro e dai conseguenti processi di precarizzazione, ricattatifortemente sul piano occupazionale dalla logica del mercato, ingabbiati nella querellepubblico/privato, confusi con le finalità delle istituzioni in cui operano, condannati a un lavoro precario, spesso a part-time per via del punteggio, e al continuo turn-over, questi lavoratori accusano un forte ritardo nel processo di sindacalizzazione. Di tali contraddizioni è direttamente testimone la stessa storia contrattuale che solo in tempi relativamente recenti, ovvero tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, ha trovato una sua più stabile connotazione.

La fine dell’anarchia contrattuale. Oggi il rapporto di lavoro del personale occupato nel variegato mondo dell’istruzione, educazione e formazione privata è disciplinato da tre distinti contratti collettivi nazionali (2006/2009), oggetto di questa pubblicazione, firmati dalle organizzazioni sindacali della scuola di Cgil, Cisl, Uil e Snals e dalle associazioni padronali e datoriali più rappresentative, Agidae, Aninsei e Fism, e preciamente:
– Ccnl per il personale dipendente degli istituti gestiti da enti ecclesiastici (Agidae), scuole cattoliche;
– Ccnl per il personale dipendente degli istituti di educazione e di istruzione gestiti da enti privati (Aninsei), scuole laiche;
– Ccnl per il personale dipendente delle scuole materne non statali di ispirazione cristiana aderenti alla Fism.
Ricordiamo che l’Agidae e la Fism che aderiscono alla Fidae rappresentano la scuola cattolica e di ispirazione cristiana, mentre l’Aninsei, che aderisce a Confindustria, rappresenta il mondo laico dell’istruzione, educazione e formazione.
La presenza di tre Ccnl distinti per lavoratrici e lavoratori dello stesso comparto non è vezzo corporativo della contrattazione bensì la risultanza di un’opera di bonifica contrattuale portata avanti dalle organizzazioni sindacali confederali di categoria. Con la firma del Ccnl con l’Agidae nel 1981, preceduto dai Ccnl del 1978 e 1979 rispettivamente di Aninsei e Fism, venne posta la parola fine a quell’anarchia contrattuale che aveva connotato il settore, sin dall’immediato dopoguerra, con la presenza contemporanea di accordi regionali e nazionali, spesso in aperta concorrenza tra loro, stipulati con singole organizzazioni sindacali per lo più autonome e scarsamente rappresentative. Quest’azione di bonifica, però, ha dovuto fare i conti con le peculiarità della mission di queste tre associazioni padronali a causa della loro diversa e inconciliabile radice
storica negli interessi, nei fini, nei valori e nella rappresentanza. Da qui l’impossibilità per il sindacalismo confederale della scuola di unificare il tavolo contrattuale e produrre un solo Ccnl della scuola non statale.
Da allora i tre Ccnl sono il punto di riferimento della disciplina del rapporto di lavoro del personale e, seppur con alterne vicende, sono stati rinnovati ad ogni loro scadenza naturale. Nel corso di questi anni, sebbene le resistenze ideologiche, politiche ed economiche da parte delle controparti padronali non abbiano consentito  di riunificare sotto un’unica disciplina contrattuale il rapporto di lavoro, l’azione negoziale del sindacalismo confederale ha prodotto un’ossatura normativa dei tre Ccnl pressoché omogenea, mentre i trattamenti economici hanno continuato a segnare la loro differenza.

Le tipologie di lavoro. Parallelamente alla evoluzione della contrattazione nazionale con le associazioni storiche, il sindacalismo confederale ha dovuto fare i conti con una serie di fenomeni nuovi che hanno modificato il quadro della rappresentanza e lo stesso mercato del lavoro, mettendo in seria discussione la centralità dei tre Ccnl del comparto. Ci si riferisce alla stipula di contratti di sottotutela sottoscritti tra associazioni padronali del mondo laico delle scuole private, quali la Fiilins e Asisl con la Ugl, che prevedono trattamenti economici e normativi in peius rispetto al Ccnl di riferimento sottoscritto dai sindacati confederali con l’Aninsei che aderisce a Confindustria.
Non solo! Le modifiche del mercato del lavoro introdotte dal D.Lgs 368/2001 sui contratti a termine e dalla legge 30/2003 hanno prodotto e ampliato fenomeni diffusi di precarizzazione dei rapporti di lavoro e di dumping contrattuale. Tempo determinato, prestazione coordinata continuativa e a progetto, prestazioni professionali, lavoro in appalto, esternalizzazioni, lavoro nero e contratti di sottotutela sono le tipologie di impiego largamente utilizzate dai gestori determinando sacche di sfruttamento senza precedenti.
Un dato significativo della dimensione di questi fenomeni è dato da un nostro screening sul lavoro nel comparto. Nelle scuole paritarie, nonostante i vincoli imposti dalla legge sulla parità scolastica (legge 62/2000), il lavoro a tempo indeterminato interessa solo il 53,47% degli occupati. Mentre cresce il ricorso ai contratti a termine (26,4%) e al lavoro a progetto o autonomo (20,13%) con picchi altissimi nelle scuole laiche sebbene esistano ben precisi vincoli contrattuali e legislativi.
Nell’area non curricolare ed extracurricolare il lavoro subordinato assume caratteristiche di residualità: solo il 30% dei circa 50.000 lavoratori normalmente occupati può contare su un posto di lavoro stabile. Si tratta per lo più personale addetto ai servizi tecnici e amministrativi o lavoratori che operano in attività strutturate quali scuole di lingue, asili-nido, scuole straniere e internazionali. Complessivamente chi la fa da padrone, soprattutto nell’area della docenza, sono le prestazioni coordinate a progetto e il lavoro nero.
Oltre alle modifiche introdotte dalla legislazione in materia di mercato del lavoro, a favorire i processi di precarizzazione, in particolare nelle scuole paritarie, sono stati alcuni discutibili e illegittimi interventi dello stesso Miur.
Dal 2000 a oggi la norma Berlinguer, basata sul rispetto di regole ben precise, è stata, in larga misura, disattesa. I successori, e in particolare il ministro Moratti, con specifici interventi, hanno stravolto quella legge tanto da vanificarne gli aspetti più pregnanti. Per limitarci a quelli lavoristici ricordiamo lo sdoganamento del vincolo del rispetto dei contratti di lavoro pena la fine dello status di scuola paritaria, la cui conseguenza è stata l’aumento a dismisura del ricorso al lavoro autonomo e a progetto, ampiamente tollerato dal ministero e dalle sue articolazioni territoriali.

La crisi e gli ammortizzatori sociali. I fenomeni appena descritti si sono coniugati con un altro dato negativo che connota da qualche anno il variegato mondo dell’istruzione, della formazione e dell’educazione privata. La scuola privata, complessivamente intesa, è stata investita da un’ulteriore crisi dovuta alla contrazione della domanda che ne ha ridimensionato la consistenza e l’incidenza. Da qui la chiusura di istituti e classi o il ricorso a esternalizzazioni del servizio, a passaggi e trasferimenti d’azienda con grave ripercussione sull’occupazione e sui diritti. Per non parlare di preoccupanti fenomeni involutivi che mettono in seria discussione la centralità del Ccnl e il suo valore solidaristico.
È in questo quadro complesso e contraddittorio che va collocata la stagione dei rinnovi 2006/2009 conclusasi positivamente.
Tutti e tre i Ccnl sono stati rinnovati per il quadriennio normativo ed economico 2006/2009 con aumenti retributivi in percentuale largamente superiori all’inflazione e collocabili tra il 15% e il 20% a regime. Anche sul versante normativo sono stati raggiunti risultati positivi sia in termini di diritti sia nell’affermazione di alcuni principi fondamentali. In questo senso va sottolineato il riconoscimento in tutti e tre i contratti della centralità del lavoro subordinato e a tempo indeterminato e la residualità contingentata del ricorso al lavoro a termine e a progetto.
Operazione resa possibile sia da quanto previsto nell’accordo interconfederale sul Welfare del 2007 sia perché le contrattazioni si sono chiuse in periodi antecedenti alle ultime disposizioni sul lavoro del governo di centrodestra. 
Non v’è dubbio che con il sopravanzare della crisi e il conseguente calo della domanda le istituzione scolastiche educative e formative private subiscano un’ulteriore ridimensionamento.
Come pure non v’è dubbio che si amplifichi la tendenza dei gestori a ricorrere a tutti gli escamotage, già presenti nel comparto, per addossare il peso della crisi direttamente sui lavoratori attraverso la chiusura, cessioni d’azienda, esternalizzazione, trasformazioni dei rapporti di lavoro, modifica dei contratti e così via. 
Proprio sulla base di questa previsione la FLC ha rivendicato, in occasione dello sciopero generale del 18 marzo 2009 dei comparti pubblici e privati della conoscenza, il sostegno al reddito e all’occupazione nonché la lotta all’evasione contrattuale, contributiva e fiscale.
Alcune recenti rilevazioni dicono che sono oltre 7 milioni i lavoratori che non hanno alcuna copertura, ad esclusione dell’indennità di disoccupazione, in caso di espulsione dal ciclo produttivo. Sono questi, assieme ai precari, i lavoratori più a rischio e più ricattabili sul piano occupazionale.
Tra i lavoratori “senza ombrello”vanno annoverati anche quei 170 mila che operano nelle scuole non statali private curricolari ed extracurricolari di ogni ordine e grado. Per loro l’estensione universale degli ammortizzatori sociali, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, rappresenterebbe sicuramente una risposta alla crisi e all’espulsione senza ritorno dal ciclo produttivo con la garanzia di poter avere, in questa drammatica fase di recessione, un minimo di reddito anche se temporaneo.

I modelli contrattuali. Abbiamo criticato pesantemente le ripercussioni negative che provocherebbe la fine della centralità della contrattazione nazionale così come declinata nell’accordo separato sul modello contrattuale sottoscritto dal governo e le parti sociali, tranne la Cgil che non ha firmato quell’accordo. Posizione condivisa, a grandissima maggioranza, dagli stessi lavoratori che si sono pronunciati nel referendum promosso dalla sola CGIL. Per chi lavora nelle piccole e piccolissime aziende o nei settori produttivi deboli e più esposti alle logiche di mercato, dove per effetto delle dimensioni aziendali e delle specifiche peculiarità dell’attività produttiva già oggi non è consentita la contrattazione aziendale, l’indebolimento del valore solidaristico del contratto collettivo nazionale sarebbe sconvolgente in termini sia di garanzie del reddito che dei diritti e delle tutele. Si aprirebbero falle incontenibili: accordi di sottotutela, delegittimazione del lavoro standard e sua trasformazione in rapporti atipici troverebbero una
loro legittima implementazione. Il che significherebbe, per il comparto della scuola non statale, lo smantellamento dei diritti, delle tutele e la crisi del potere di acquisto delle retribuzioni, facendolo così precipitare indietro di anni al periodo antecedente all’affermazione dei contratti collettivi nazionali. Una fase storica segnata dalla totale assenza di diritti e tutele e dalla supremazia dell’arbitrio, delle ingiustizie e delle angherie, della contrattazione individuale a discapito di quella collettiva. Altro che modernizzazione, altro che sviluppo della contrattazione decentrata, altro che concertazione e contrattazione, altro che democrazia nei luoghi di la-
voro! 
Se a tutto ciò si aggiunge il concetto improprio di bilateralità, sancito dall’accordo separato, lo scenario diventa ancora più fosco e compromesso. Viene infatti a configurarsi un nuovo modello sociale dove il sindacato da attore della contrattazione si trasforma in gestore di servizi liberando l’impresa e lo Stato stesso da ogni vincolo sociale.
I lavoratori lo hanno ben compreso se al referendum hanno bocciato l’accordo separato con 3.464.178 no e solo 179.658 sì.

I prossimi scenari. Questa situazione, però, si rifletterà in maniera negativa anche sul futuro della contrattazione collettiva del comparto della scuola non statale con il rischio di un’ulteriore frammentazione contrattuale. Non solo! L’accordo, proprio perché non definisce un quadro condiviso in grado di dare alle imprese certezza delle regole e dello svolgimento dell’attività contrattuale, determina una difficilissima gestione di tutte le vertenze. È fondata la preoccupazione che già nella preparazione delle piattaforme per la prossima tornata contrattuale, che si aprirà formalmente il 1° gennaio del 2010, l’unità sindacale, che ha connotato la stagione contrattuale (2006/2009) nel comparto, cominci vacillare e non si realizzi una visione di intenti e un’azione sindacale condivisa. La FLC, dal canto suo, continuerà, come caratteristico della sua politica in questo settore, nella ricerca dell’unità sindacale, quale condizione indispensabile per portare a
compimento un’azione contrattuale capace di venire incontro ai bisogni dei lavoratori. Anche nella predisposizione delle piattaforme la FLC continuerà a considerare centrale il ruolo e i compiti del contratto collettivo nazionale, che è lo strumento imprescindibile per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori della scuola non statale.
Continuerà a rafforzare e implementare la sua presenza nei luoghi di lavoro e a svolgere la sua politica di tutela e di sostegno dei lavoratori a cominciare dalla rimozione, a tutti i livelli, di quelle sacche di sfruttamento e di arbitrio che costellano la vasta galassia dell’istruzione, dell’educazione e della formazione privata.
Dentro questa logica va rilanciata l’iniziativa nei confronti del Ministero dell’Istruzione e delle Direzioni Scolastiche regionali affinché vengano rimosse le tolleranze per gli abusi che consentono a un numero consistente di gestori di disattendere i vincoli imposti dalla legge sulla parità scolastica di applicazione e rispetto dei Ccnl di categoria.
Continuerà la sua politica di sostegno all’occupazione e al reddito chiedendo alle controparti di ricorrere, in caso di crisi aziendale dichiarata, ai contratti di solidarietà difensivi previsti dal contratto e agli ammortizzatori in deroga per far fronte all’emergenza.
Tutto questo però rischia di essere insufficiente per affrontare una crisi di tali dimensioni. La Cgil e la FLC sono sempre più convinte che servano misure più incisive. Serve un’estensione universalistica degli ammortizzatori sociali, non solo per sostenere il reddito e l’occupazione ma per prevenire uno smantellamento diffuso delle attività produttive a vantaggio di quei settori del padronato e dello stesso governo che, approfittando della crisi, vogliono deregolamentare il lavoro, il contratto nazionale e parte della legislazione di riferimento per costituire un nuovo ordine sociale fondato sull’abbassamento dei diritti e delle tutele. Operazioni di questo tipo coinvolgono soprattutto i settori più deboli dell’economia, fortemente condizionati dall’andamento della domanda e dell’offerta, come questo comparto, per poi investire inevitabilmente il restante mondo del lavoro, non solo privato. E infine, serve rilanciare, sul piano nazionale, una campagna diffusa contro l’evasione contrattuale, contributiva e fiscale.

 

La delegazione trattante della FLC Cgil che ha seguito i tre rinnovi contrattuali era formata da: Enrico Panini, Maria Brigida, Augusto Fossati, Massimo Mari, Mara Cecchetti, Maria Grazia Orfei, Silvano Olivetto.
 

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