La sala di lettura di Valore Scuola

Paola Coarelli, Diana Cesarin Dove vanno la scuola primaria e la scuola dell`infanzia? pp. 32 - euro 8

Indice

  • Presentazione - di Maria Brigida
  • Parte prima - Scuola dell`infanzia: la sua identità e il suo futuro
  • L`attuale contesto politico-istituzionale
  • Quarant`anni di storia da buttare?
  • Gli anticipi
  • Le sezioni aggregate
  • Alcune indicazioni
  • Parte seconda - La scuola primaria: il modello attuale e i tentativi di destrutturazione
  • I meriti della scuola elementare
  • Il disegno del Governo
  • Alcune indicazioni


Presentazione

di Maria Brigida

L’esaltazione della competizione a scuola, l’attacco scomposto e fuori tempo massimo al ’68, il rilancio - come panacea di tutti i mali - della cosiddetta essenzializzazione o semplificazione, la riduzione dei compiti della scuola primaria a un antidiluviano “leggere, scrivere e far di conto”, la banalizzazione del disagio giovanile in indistinto bullismo che si pretende risolvibile con sanzioni e punizioni esemplari, la ri-proposta spudorata del pensiero unico, maestro unico, libro unico: queste alcune delle ricette messe a punto dal Governo in carica per ottenere risparmi e, nel contempo, portare a un progressivo e ineluttabile decadimento la nostra scuola di base.

Una manovra finanziaria e ideologica. Subito dopo il suo insediamento, nell’estate del 2008, il ministro Tremonti ha avviato il processo di attuazione del disegno sopra descritto, annunciando i tagli “necessari”. A seguire, il ministro Gelmini e il ministro Brunetta hanno dato il via a un’opera di sistematica denigrazione degli insegnanti e della scuola, a supporto ideologico dell’intera operazione.

I conseguenti tagli agli organici e al tempo scuola, la cancellazione di modelli di eccellenza ridisegnano per intero il nostro sistema scuola, ridimensionando la sua offerta formativa e la sua autonomia didattica e organizzativa.

Ad essi vanno sommati i tagli alle risorse, la mancata restituzione di quelle dovute da tempo alle scuole: tutto questo sta condannando le istituzioni scolastiche al collasso, costringendole a chiedere quotidianamente aiuto ai genitori per la semplice sopravvivenza.

Ma la proclamata ineluttabilità dei tagli è una mistificazione che appare evidente alla luce di tre considerazioni.

La prima. Non è vero che si risparmia tagliando risorse e peggiorando la qualità della scuola. Al contrario, così si producono danni individuali e collettivi che si tradurranno, in tempi brevi, in costi sociali altissimi.

La seconda. I soldi per le scuole private si trovano senza difficoltà. Lo si vedrà nella prossima finanziaria come lo si è visto in occasione della precedente, quando è bastata un’alzata di sopracciglio della CEI per far immediatamente ripristinare dei fondi che si prevedeva di tagliare (c’è un problema serio di laicità in questo Paese, e non solo per questioni di finanziamento alle private).

La terza. Le riduzioni di organico (docenti e personale ATA) e il conseguente licenziamento dei precari fanno aumentare di diverse decine di migliaia di unità il numero dei disoccupati: un ulteriore aggravio a un Paese già fortemente in difficoltà a causa della crisi economica.

Accanto a questa sistematica opera di demolizione della scuola pubblica attraverso i tagli, si intende affermare per via legislativa – si veda la proposta di legge Aprea attualmente in stand by in Parlamento - un’idea di scuola subordinata agli interessi del governante di turno, sia esso nazionale o regionale, dove nella sostanza sarà il mercato a decidere cosa si deve conoscere e fino a che punto, chi può accedere a un sapere più alto e chi deve restare indietro. In questo modo si attenta alla stessa Costituzione che assegna alla scuola pubblica la funzione fondamentale di garantire a tutti pari opportunità nell’accesso all’istruzione.

Di fronte al rifiuto opposto dal Governo a ogni richiesta di dialogo e a ogni proposta alternativa, avanzate dal personale della scuola, dagli studenti, dai genitori, dall’associazionismo professionale, occorre che la società civile e il movimento sindacale continuino a presidiare e difendere i valori ispiratori della nostra scuola pubblica, democratica e laica, sapendo che la “notte” sarà lunga ma che alla fine, se avremo continuato nella nostra azione di resistenza, quei valori prevarranno.

Occorre continuare e mantenere vivo il grande movimento di protesta e di proposta, realizzato lo scorso anno, mettendo in campo nuove iniziative e nuove alleanze.

Oggi, come non mai, quindi, ognuno deve sentirsi toccato, come singolo lavoratore della scuola e come comunità, dall’arroganza con la quale il Governo sta portando avanti il suo progetto distruttivo del sistema pubblico di istruzione.

Per supportare i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, nella loro azione di “resistenza” a quel disegno, abbiamo pensato a questa pubblicazione, nell’auspicio risulti utile per ricostruire il senso di una professione che ha sempre guardato prioritariamente agli interessi delle bambine e dei bambini.

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