Paola Coarelli, Diana Cesarin
Dove vanno la scuola primaria e la scuola dell`infanzia?
pp. 32 - euro 8
L’esaltazione della competizione a scuola, l’attacco scomposto e fuori tempo massimo al ’68, il rilancio - come panacea di tutti i mali - della cosiddetta essenzializzazione o semplificazione, la riduzione dei compiti della scuola primaria a un antidiluviano “leggere, scrivere e far di conto”, la banalizzazione del disagio giovanile in indistinto bullismo che si pretende risolvibile con sanzioni e punizioni esemplari, la ri-proposta spudorata del pensiero unico, maestro unico, libro unico: queste alcune delle ricette messe a punto dal Governo in carica per ottenere risparmi e, nel contempo, portare a un progressivo e ineluttabile decadimento la nostra scuola di base.
Una manovra finanziaria e ideologica. Subito dopo il suo insediamento, nell’estate del 2008, il ministro Tremonti ha avviato il processo di attuazione del disegno sopra descritto, annunciando i tagli “necessari”. A seguire, il ministro Gelmini e il ministro Brunetta hanno dato il via a un’opera di sistematica denigrazione degli insegnanti e della scuola, a supporto ideologico dell’intera operazione.
I conseguenti tagli agli organici e al tempo scuola, la cancellazione di modelli di eccellenza ridisegnano per intero il nostro sistema scuola, ridimensionando la sua offerta formativa e la sua autonomia didattica e organizzativa.
Ad essi vanno sommati i tagli alle risorse, la mancata restituzione di quelle dovute da tempo alle scuole: tutto questo sta condannando le istituzioni scolastiche al collasso, costringendole a chiedere quotidianamente aiuto ai genitori per la semplice sopravvivenza.
Ma la proclamata ineluttabilità dei tagli è una mistificazione che appare evidente alla luce di tre considerazioni.
La prima. Non è vero che si risparmia tagliando risorse e peggiorando la qualità della scuola. Al contrario, così si producono danni individuali e collettivi che si tradurranno, in tempi brevi, in costi sociali altissimi.
La seconda. I soldi per le scuole private si trovano senza difficoltà. Lo si vedrà nella prossima finanziaria come lo si è visto in occasione della precedente, quando è bastata un’alzata di sopracciglio della CEI per far immediatamente ripristinare dei fondi che si prevedeva di tagliare (c’è un problema serio di laicità in questo Paese, e non solo per questioni di finanziamento alle private).
La terza. Le riduzioni di organico (docenti e personale ATA) e il conseguente licenziamento dei precari fanno aumentare di diverse decine di migliaia di unità il numero dei disoccupati: un ulteriore aggravio a un Paese già fortemente in difficoltà a causa della crisi economica.
Accanto a questa sistematica opera di demolizione della scuola pubblica attraverso i tagli, si intende affermare per via legislativa – si veda la proposta di legge Aprea attualmente in stand by in Parlamento - un’idea di scuola subordinata agli interessi del governante di turno, sia esso nazionale o regionale, dove nella sostanza sarà il mercato a decidere cosa si deve conoscere e fino a che punto, chi può accedere a un sapere più alto e chi deve restare indietro. In questo modo si attenta alla stessa Costituzione che assegna alla scuola pubblica la funzione fondamentale di garantire a tutti pari opportunità nell’accesso all’istruzione.
Di fronte al rifiuto opposto dal Governo a ogni richiesta di dialogo e a ogni proposta alternativa, avanzate dal personale della scuola, dagli studenti, dai genitori, dall’associazionismo professionale, occorre che la società civile e il movimento sindacale continuino a presidiare e difendere i valori ispiratori della nostra scuola pubblica, democratica e laica, sapendo che la “notte” sarà lunga ma che alla fine, se avremo continuato nella nostra azione di resistenza, quei valori prevarranno.
Occorre continuare e mantenere vivo il grande movimento di protesta e di proposta, realizzato lo scorso anno, mettendo in campo nuove iniziative e nuove alleanze.
Oggi, come non mai, quindi, ognuno deve sentirsi toccato, come singolo lavoratore della scuola e come comunità, dall’arroganza con la quale il Governo sta portando avanti il suo progetto distruttivo del sistema pubblico di istruzione.
Per supportare i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, nella loro azione di “resistenza” a quel disegno, abbiamo pensato a questa pubblicazione, nell’auspicio risulti utile per ricostruire il senso di una professione che ha sempre guardato prioritariamente agli interessi delle bambine e dei bambini.