Meminisse Iuvabit
Loredana Marano
Luigi Calcerano
Meminisse Iuvabit
Una storia del 23 a.C., DCCXXI ab Urbe conditaValore Scuola, 2005pp. 324euro 10
Il romanzo, ambientato nella Roma di Ottaviano Augusto, ha come protagonista il grande poeta Orazio Flacco, che, suo malgrado, si trova catapultato in una serie di intrighi tutti riconducibili alla comune avidità di denaro e di potere. Chi meglio del poeta cultore della vita semplice, fondata sui piaceri naturali e necessari, poteva raccogliere gli indizi, ricostruire pazientemente la trama e mettere allo scoperto i moventi dei tradimenti e delle violenze? Gli altri personaggi, da Cicerone a Mecenate, da Ottaviano al più misero degli schiavi, si servono di lui o ricorrono a lui, accettando di essere guidati alla riflessione sulla vita, anche se solo nei momenti della disperazione. Orazio si mantiene sempre lucido e saldo nel vortice della vita, che la maggior parte degli uomini vede passare senza capirne il senso.
Un romanzo poliziesco dunque? Sì, se mettiamo in primo piano il fitto intreccio dei fatti narrati; sì se consideriamo tutti gli ingredienti propri di questo genere: sospetto, paura, ricatto, abiezione, imbrogli, delitti che l’eroe incontra e affronta, anche se alla fine non si impone la giustizia, come i lettori potrebbero aspettarsi, ma una lettura disincantata della vita viziata dalla meschinità degli uomini.
“La nascita sembra porre a ognuno un enigma assurdo, eppure non esistono enigmi assurdi, poiché assurde son solo le risposte degli uomini non in pace con se stessi, divisi sin nelle radici, troppo giovani o troppo vecchi. Gli dei si ritiravano nel tramonto, simili ai monumenti che erano stati loro eretti”.
In realtà l’autore si è avviato lungo una strada poco conosciuta dal pubblico italiano: il romanzo di ambientazione storico-letteraria. Niente di scolastico, niente di pesante, anzi, l’ esperienza dell’autore è tale da riuscire ad entrare nel mondo della latinitas, trasformare i pochi dati che abbiamo sulla biografia di Orazio in un contesto articolato, in cui la personalità del poeta emerge potentissima attraverso i richiami, mai espliciti, alle sue poesie. Il risultato è una vicenda che, nel rispetto dei documenti storici, raccoglie e sviluppa molti elementi di vita vissuta in cui il lettore può riconoscersi.
Ricostruire il passato dare voce e vivezza ai classici: questa è la sfida di chi sente il valore della cultura antica, ma non vuole proporla come un saggio critico, né solo come sfondo originale di vicende, sentimenti, aspettative, paure di oggi trasferite in un altrove lontano nel tempo. La strada scelta poggia sulla convinzione che esista un modo efficace per dare continuità ai classici: interpretare e rielaborare i testi alla luce di una libertà di lettura che fa sì che ogni narrazione diventi un contributo significativo alla costruzione dell’immaginario collettivo.
Chiudiamo con un passo del romanzo in cui si può cogliere la riflessione sul valore della libertà, attribuita ad Orazio,- sempre attento a non lasciarsi premere né dai potenti, né dalle passioni, - che ben corrisponde alle mete dell’uomo contemporaneo.
“Sarebbe libero colui che cerca la libertà nelle carte? Possono i libri essere accampamenti che difendano l'animo dalle catene con cui la vita ci imprigiona? È possibile essere liberi intimamente se l'ordine pubblico non è garantito, se tutti corrono alle armi in assenza di un governo, se lo stato è assente?”
Loredana Marano