Il Pepeverde alla Fiera (virtuale) del libro per ragazzi di Bologna

La Bologna Children’s Book Fair non si è fermata davanti all’emergenza sanitaria, piuttosto, si è rinnovata e si è presentata quest’anno in una versione virtuale. Dal 4 al 7 maggio, anche se non è stato possibile visitare fisicamente gli stand degli editori, si sono potuti seguire sul sito dedicato conferenze, dibattiti, tavole rotonde, interviste e attività di approfondimento. Nel ricco programma era la conferenza di inaugurazione che si è svolta il 4 maggio dedicata al lavoro dell’editoria per ragazzi durante il lockdown mondiale e alle sue prospettive nel mondo ridisegnato dall’esperienza di questi mesi.

Anche il Pepeverde ha dato il suo contributo:  il 7 maggio Paola Parlato, in rappresentanza della direzione della rivista, ha partecipato, con le altre riviste specializzate (Andersen, Hamelin, Liber) a una tavola rotonda condotta da Giovanni Nucci sul tema: La grande fuga: da biblioteche e librerie la via più breve (e legale) per uscire dalla quarantena. Percorsi e consigli su come far trovare a bambini e ragazzi momenti di libertà intellettuale e affettiva nella lettura. 

La registrazione di questo dibattito si può ora ascoltare su youtube

Nel suo intervento Paola Parlato sostiene una tesi che è stata espressa in parte già nell’ultimo numero del Pepeverde (qui potrete trovare l’indice e leggere alcuni articoli) e che verrà sviluppata nei numeri successivi. Il Covid 19 ha stravolto in pochi mesi la faccia dell’intero mondo modificandone, con effetti che si prolungheranno per lungo tempo, la vita anche culturale. La ripresa, a partire dall’attuale  “fase due” non sarà facile e dovremo fare un bilancio dei danni e delle perdite anche nella filiera del libro.

In un paese di lettori deboli è facile immaginare che difficoltà stanno vivendo le piccole librerie e le piccole case editrici, molte delle quali forse non riusciranno a riaprire. Nel nostro paese la lettura è stata penalizzata anche a causa di politiche culturali inadeguate. Ma anche la scuola ha le sue responsabilità. Il libro – fatta eccezione alcune realtà virtuose – non è mai entrato nel cuore dei percorsi didattici. Spesso si è preferito assegnare la lettura di un libro di narrativa invece di abituare gli allievi all’uso di una biblioteca di classe, con più titoli a disposizione. Spesso il piacere di leggere è stato scoraggiato da un eccesso di schede didattiche e altri “compiti”.

Noi siamo convinti che la scuola, attraverso la lettura anche di un romanzo, potrebbe far innamorare i ragazzi di altre discipline e spingerli a studiarle con interesse e curiosità. La lettura, con grave perdita per il livello culturale del nostro paese, non è ancora entrata in modo strutturato nei curricoli ministeriali né nella formazione dei docenti. Ci auguriamo che in questo periodo di isolamento tanti italiani, non solo giovani, abbiano trovato nei libri dei validi compagni. Sarebbe almeno un effetto positivo da mettere in bilancio.

 

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