Viviamo in un tempo sordo, attraversato da un rumore di fondo che vorrebbe convincerci che la guerra sia un destino ineluttabile, una triste necessità a cui rassegnarsi. Ma chi vive e lavora nei luoghi della conoscenza sa che nulla di ciò che è umano è inevitabile: tutto ciò che si è imparato si può disimparare, e tutto ciò che abbiamo smarrito — il dialogo, l'ascolto, la solidarietà — può essere imparato di nuovo. Questa Agenda 2027, intitolata con forza e decisione Disarmiamoci, non nasce per essere un semplice calendario di appuntamenti o un registro di impegni, ma per farsi bussola politica, pedagogica ed etica del nostro agire quotidiano.
Disarmarsi non significa cedere né voltare lo sguardo dall'altra parte di fronte all'ingiustizia; significa strappare la parola "pace" alla retorica vuota di chi bombarda in suo nome e restituirle il suo significato più autentico, vivo e radicale. La violenza non abita soltanto nei teatri del conflitto armato, ma si insinua strisciante nei linguaggi di tutti i giorni, nelle aule, nelle famiglie, nelle solitudini e nei silenzi che urlano. Quando i governi scelgono di finanziare la corsa al riarmo sottraendo risorse alla scuola, all'università e alla ricerca, stanno tracciando un'idea precisa di società. Contro questa deriva, noi richiamiamo la forza scolpita nell'Articolo 11 della nostra Costituzione, che non si limita a rinunciare, ma ripudia la guerra, ponendo la conoscenza e la giustizia sociale come la più seria e autentica politica di sicurezza che un Paese possa darsi.
Raccogliamo un'eredità alta e impegnativa: quella di Maria Montessori, quando ci ricordava che la pace non si proclama ma deve diventare un'educazione; quella di Don Milani, che ci ha insegnato che l'obbedienza acritica non è più una virtù quando ci rende complici del sopruso; e la lezione della ricerca e dei movimenti che oggi studiano e praticano la nonviolenza attiva come trasformazione profonda del mondo.
Educare alla pace significa formare coscienze libere, capaci di esercitare il pensiero critico, di accogliere la complessità, di rifiutare la logica del nemico e di smantellare ogni forma di odiosa prevaricazione o discriminazione. Aperta da una introduzione della redazione e da una riflessione politica di Gianna Fracassi, segretaria generale FLC CGIL, l'agenda ospita due interventi di rilievo: l'articolo di Nerina Vretenar, del Movimento di Cooperazione Educativa e l'intervista a Marco Mascia, della Rete delle Università Italiane per la pace. Ancora una volta, sono le toccanti immagini nate dalla matita di Alberto Ruggieri ad accompagnare il nostro percorso. 12 mesi, 12 modi per educare alla pace ogni giorno.
Gennaio. Pace è memoria
Febbraio. Disarmare le relazioni familiari
Marzo. La pace si impara giocando
Aprile. L'obbedienza non è più una virtù
Maggio. Scuola di pace, scuola di cittadinanza
Giugno. L'educazione emotiva
Luglio. La pace con la natura
Agosto. Silenzi che urlano
Settembre. Guerra tra adolescenti
Ottobre. Pace è inclusione
Novembre. La violenza non è un destino
Dicembre. Fratelli tutti
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