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Antonio Gramsci, Quaderno del carcere n. 12


A cura di:

Chiara Meta

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Il volume affronta uno degli aspetti più rilevanti della riflessione di Antonio Gramsci, ovvero l’analisi del ruolo della formazione a partire dalle considerazioni sviluppate nel Quaderno 12.

In particolare la critica gramsciana all’educazione tradizionale è soprattutto rivolta a quella concezione elitaria che considerava i saperi più elevati come ambito riservato esclusivamente all’élite in vista della formazione della futura classe dirigente e che destinava, al contrario, la formazione tecnico-professionale, snobisticamente sottovalutata, solo alle classi subalterne. Di qui la sua critica alla riforma Gentile del 1923, la quale, a suo avviso, non fa altro che ribadire, attraverso la scuola, la divisione della società in classi.

Gramsci, al contrario, pensa a una scuola “attiva” e “creativa”, rivolta a tutti e capace di sviluppare, in modo completo, le facoltà dell’essere umano. Cosicché solo dalla critica e dalla riforma del senso comune diffuso, a suo avviso, potrà scaturire una nuova visione della cultura intesa come strumento di emancipazione dalla subalternità e patrimonio universalmente condiviso.

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Chiara Meta


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